Quando la carriera a progressione verticale non basta più: le soft skills al servizio della transizione professionale

di Cristina Pedretti

DI COSA PARLA QUESTO ARTICOLO

“Ho una posizione che molte altre donne mi invidierebbero… Quando mi confronto con le mie amiche storiche restano allibite per il fatto che io abbia ancora voglia di rimettere in discussione tutto a 43 anni! Ho un buono stipendio, un ruolo tutto sommato riconosciuto (anche se aspetto l’aumento da 4 anni) e quindici anni di esperienza che pesano. Mi chiedo sempre più spesso se sia ancora questa la direzione in cui voglio andare, o solo quella che fino ad ora ho seguito per inerzia”.

È il racconto che mi porta Elena, durante la prima sessione di 3MesiXSvoltare, e – se ti sei riconosciuta – probabilmente hai il suo stesso desiderio di cambiamento, e insieme bisogno di capire se è venuto il momento di iniziare una transizione professionale, oppure di far leva sulle competenze latenti per ritrovare motivazione ed energia nel tuo lavoro. 

Quando accompagno le professioniste nei percorsi di empowerment le aiuto ad allenare anzitutto le loro soft skills: sono preziose sia per incrementare il senso di autoefficacia e sicurezza in se stesse che per preparare una transizione professionale. 

Continua a leggere per approfondire insieme a me la questione.


SOMMARIO


Il ruolo chiave delle soft skills per la realizzazione professionale

Nei percorsi di empowerment che seguo, incontro continuamente professioniste preparatissime nella loro materia, appassionate del proprio lavoro, che però si bloccano dove la tecnica non basta più: nella capacità di essere assertive, di organizzare in modo strategico, di riconoscere e comunicare il proprio valore senza aspettare che qualcun altro lo faccia per loro.

Queste difficoltà, se protratte nel tempo, possono portare a una disaffezione sempre più profonda per il proprio lavoro o la propria azienda. Avere competenze trasversali fragili espone maggiormente al rischio di subire forme di sessismo al lavoro o di non riuscire a sostenere il peso di ambienti di lavoro sempre più tossici e valorialmente disallineati.

Non mi fraintendere: lo scopo non è certo quello di diventare le donne dei robot d’acciaio impassibili a qualsiasi sopruso, né di modellare le stesse logiche di potere che molte delle donne che incontro (giustamente) rifiutano. 

Trovo però che sia sempre utile fare un punto con noi stesse per capire se effettivamente ci sono competenze soft che possiamo rinforzare per essere ad esempio delle project manager più efficaci, o delle team leader migliori o delle dirigenti autorevoli e considerate. 

Qualche tempo fa, ad esempio, ho iniziato un percorso con Ivana, che dentro di sé custodisce il desiderio di cambiare azienda, ma la sua richesta per me è stata quella di aiutarla a consolidare la sua leadership e la capacità di delegare nell’azienda attuale.

Per quanto possa sembrare una contraddizione, effettivamente è ciò che consiglio di fare in molti casi, specie quando il desiderio di cambiamento non è legato ad un nuovo obiettivo ben definito, ma assume più le caratteristiche di una fuga da qualcosa che non si è risolto o che non si riesce ad affrontare.

So bene quanto sia frustrante questa condizione, e quanto faccia sentire inadeguate e fragili e so anche che capita perché – nella maggior parte dei casi – le donne che mi chiedono aiuto in questo senso conoscono la teoria a memoria perché hanno letto un sacco di libri, comprato video corsi, partecipato a seminari e formazioni in azienda. …Ma poi restano spiazzate e inermi di fronte alla messa in pratica strategica.

Cambiare questo tipo di comportamenti non è affatto semplice da sole. È un passaggio delicato, che non si risolve imparando una tecnica di comunicazione efficace ad un corso, ma ha a che vedere con il proprio senso di sé, il proprio livello di autoefficacia e il rapporto con la propria professione.

Le soft skills come ponte per transizioni di lavoro orizzontali

Se però il tuo tema non è tanto il sentirti più sicura, organizzata, efficace o assertiva, ma proprio cambiare lavoro, sappi che non sei l’unica ad avere questo desiderio. Un’indagine Censuswide condotta per Indeed su mille persone in Italia, a giugno 2026, racconta che quasi sette italiani su dieci vorrebbero cambiare lavoro: il 15% prevede di cambiare completamente settore almeno una volta nella vita, il 9% anche più di una volta, ma la maggior parte non sa da dove cominciare.

Il desiderio di cambiare contesto e tipologia di lavoro, insomma, è comune e diffuso. 

Ma desiderare un cambiamento e saperlo progettare sono due cose diverse. 

Molte donne incontrate in questi anni portavano con sé un sogno nel cassetto: aprire un B&B nella casa di famiglia, lanciare una piattaforma di servizi online, lasciare la dirigenza per mettersi in proprio come consulenti, passare dall’analisi dei dati ad un lavoro più umanistico e creativo, e così via.

Spesso mi hanno contattata in preda allo sconforto, pensando che “con un CV così verticale” non sarebbe stato possibile anche soltanto pensare a qualcosa di diverso per il loro futuro professionale.

Poi, però, quando le faccio lavorare sulle competenze poco valorizzate o sulle esperienze di vita, moltissime altre abilità vengono a galla e diventa possibile metterle in valore, al servizio della transizione da loro desiderata.

Certo: a volte è necessario integrare nuove competenze con formazioni mirate ma in molti altri casi è possibile iniziare dal consolidamento delle loro soft skills, per intercettare delle opportunità di lavoro “ponte” con cui prepararsi al passaggio desiderato.

Le 4 aree di competenze trasversali per la tua strategia di svolta

Le competenze trasversali che contano davvero si raccolgono in poche aree. Non a caso, questa è la suddivisione tematica che ho dato alle playlist del mio Canale YouTube Donne che Svoltano! 

(Se non lo conosci, ti consiglio di farci un giro, e di iscriverti!) 

Quello che segue è il mio raggruppamento empirico. E ci tengo a sottolinearlo perché non è preso da nessun saggio di psicologia o manuale manageriale: come sono solita fare quando divulgo le cose che possono essere utili alle persone che mi leggono, parto sempre da quello che vedo funzionare nei percorsi di empowerment che tengo ormai da diversi anni, e che continuamente perfeziono. (…Anche perché so che con i corsi e i bollini di certificazione, se ti ci metti, sei una draga!!!)

  • Area Gestione del mindset e dello stato 
  • Area Valorizzazione di sé e Visione
  • Area Organizzazione ed Auto-efficacia
  • Area Comunicazione e Relazioni

Una cosa su cui serve che tu rifletta, se ti trovi in questo momento in una impasse professionale, è che dovresti imparare a padroneggiare queste aree di competenze nell’ordine che ti ho indicato.

Senza una buona padronanza dei pensieri che girano nella tua testa (e che quindi nutrono o intossicano la visione che hai di te e di ciò che puoi fare) anche il tuo umore e il tuo stato emotivo faticano a reggere il peso delle competenze successive.

Ti sarà forse capitato di sentirti incapace di affrontare una conversazione e di uscire ogni volta emotivamente sopraffatta dal confronto con quel collega che non sopporti… Ecco, in quel caso possiamo imparare sulla carta tutte le strategie di comunicazione che vuoi, ma se ti approcci alla situazione con il mal di pancia e la testa in aria, sarà molto difficile mettere in pratica quello che hai imparato, ti torna?

E ancora: se ti senti disallineata valorialmente dalla tua azienda e non ne condividi più la visione dopo il cambio dei vertici, ogni strategia di organizzazione sarà inutile per migliorare la tua efficacia calata a picco!

Non rendi più perché hai bisogno di ritrovare una visione congruente con i tuoi valori e un progetto che possa tornare ad appassionarti. Dunque un eventuale lavoro di empowerment dovrà essere indirizzato anzitutto sui tuoi bisogni e desideri, e solo dopo sulla messa in pratica di strategie di transizione professionale.

3MesiXSvoltare

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Tre modi di valorizzare le soft skills per un cambio di carriera

La capacità di comunicare con efficacia, quella di organizzare ruoli, processi e tempo, quella di leggere una situazione e costruirci una direzione, quella di riconoscere e difendere i propri confini non sono doti caratteriali che si hanno o non si hanno: sono competenze che si allenano, allo stesso modo in cui si allena una competenza tecnica. 

Solo che quasi nessuno investe sul training delle competenze trasversali: in azienda pensano che la questione sia risolta con un corso da 2 ore in FAD asincrona, mentre a livello personale le donne che incontro tendono spesso a disperdere le loro energie e risorse (leggi: tempo e denaro) frequentando millemila corsi che spesso non riescono a trasformare in competenze pratiche.

Ora invece ti racconto, con tre storie reali, come sia possibile lavorare sul serio con le soft skills per ottenere risultati tangibili nel tuo viaggio di realizzazione personale.

Giulia aveva lavorato in azienda per 25 anni quando ha iniziato a sentirsi stufa del ruolo di dirigente da tempo acquisito. Nessuna sfida: andare al lavoro non le dava più quelle farfalle nello stomaco che amava sentire e il desiderio di rendersi autonoma dopo tanti anni di lavoro dipendente continuava a parlarle… Il lavoro che abbiamo fatto insieme non è partito da zero: siamo andate a recuperare le competenze che aveva affinato in anni di gestione di strutture organizzative complesse – lettura strategica del contesto, capacità di negoziazione, organizzazione di processi e persone – e le abbiamo tradotte in un verticale specifico di consulenza, costruito sulla sua esperienza reale.

Grazie a questo lavoro, ha creato un suo portfolio, materiali proprietari, una strategia di comunicazione mirata su Linkedin e nell’arco di 1 anno si è attestata tra le esperte più riconosciute in Italia nel settore. (Nota: ho inserito un nome di fantasia e non specifico il settore dal momento che la renderebbe troppo riconoscibile e preferiamo mantenere l’anonimato).

Katia, invece, lavorava nell’ambito della sostenibilità come referente sicurezza: un ruolo tecnico, preciso, ma con un soffitto basso, troppo basso per lei che era una persona multipotenziale, super veloce e piena di risorse! Il passaggio a un ruolo manageriale in HSE non è arrivato allenando ulteriormente la parte tecnica – che già padroneggiava e per cui aveva collezionato corsi e qualifiche – ma lavorando su PR e leadership: l’ho aiutata a caprie come comunicarsi con autorevolezza e come farsi riconoscere sulla carta un ruolo di guida che già esercitava di fatto, senza che le fosse riconosciuto. 

C’è poi la storia di Francesca, che racconta bene quanto questo pattern possa restare invisibile a lungo, anche a chi lo vive. Quindici anni come dipendente nelle ambasciate e parallelamente due festival culturali costruiti da zero nel tempo libero.  “I miei hobby”, li chiamava lei, anche quando uno dei due portava 50.000 spettatori l’anno!

Project management, fundraising, coordinamento di team, comunicazione: competenze trasversali vere, costruite in oltre vent’anni, ma tenute fuori dal perimetro di ciò che considerava “il suo lavoro”, perché non le aveva mai riconosciute come professionali. 

Per lei la svolta professionale non è arrivata da una nuova competenza acquisita, ma dal permesso di riconoscere e mettere a sistema quelle che aveva già. Oggi è libera professionista nella progettazione culturale ed europea, con un ruolo di leadership riconosciuto anche a livello ministeriale.

Puoi guardare la sua intervista qui:

Tre storie diverse, la stessa dinamica di fondo, e probabilmente sta funzionando così anche per te: spesso non è questione di non avere le competenze adatte al lavoro che desideri a bloccarti, ma il mancato il riconoscimento che quelle competenze siano trasferibili.

…Le soft skills possono essere un ponte formidabile per portarti dove desideri!

Il punto chiave è capire come puoi mettere a frutto quello che hai già costruito, anche quando lo hai fatto senza accorgertene. 

E dunque, se ti senti ad un bivio professionale – scissa tra il tentare una carriera verticale o iniziare a costruirne una strada alternativa – il primo passo non è un salto nel vuoto, ma capire con chiarezza da che punto stai partendo.

Puoi farlo accedendo al test che ti lascio di seguito

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FAQ – Domande comuni sul ruolo delle soft skills nelle transizioni di carriera 

Ho una carriera solida ma sento che non mi basta più: da dove capisco se voglio cambiare ruolo, azienda o settore?
Parti da cosa ti drena e cosa ti restituisce energia nel ruolo attuale, non da dove “dovresti” andare. Se il problema è la direzione e non il contesto specifico, di solito lo capisci distinguendo cosa cambieresti se potessi restare dove sei, da cosa invece non cambierebbe in nessun contesto simile. È il primo blocco che esploriamo nel Test diagnostico dedicato al rapporto con il lavoro

Le competenze che ho sviluppato in anni di lavoro dipendente sono davvero spendibili se divento libera professionista?
Quasi sempre sì, ma raramente nella forma in cui le hai imparate: vanno tradotte, non solo trasferite. La competenza tecnica è spesso ambito-specifica; quella trasversale – comunicazione, leadership, organizzazione – attraversa i contesti, se sai riconoscerla come tale.

Per cambiare settore devo ripartire da zero o posso valorizzare quello che ho già fatto?
Ripartire da zero è quasi sempre un’illusione protettiva più che una necessità reale. È chiaro che ci sono dei contesti e delle carriere “normate” che richiedono un profilo di preparazione specifico, ma in tanti altri ambiti la realtà non è così rigida, se si trova il modo giusto per rendere il proprio profilo rilevante per il contesto. Il lavoro più utile, prima di qualunque nuova formazione tecnica, è ricostruire cosa hai già accumulato in modo informale o “collaterale” e riconoscerne il valore professionale che puoi mettere in leva. 

Come faccio a capire se sono le soft skills che mi mancano o se è la direzione che ho preso a non essere più quella giusta?
Spesso sono la stessa domanda vista da due lati: senza una direzione chiara, è difficile capire quali competenze allenare; senza le competenze per leggerti e comunicarti con chiarezza, è difficile trovare la direzione. Per questo un percorso serio lavora su entrambe le dimensioni.


NOTA FINALE: chiunque abbia rinvenuto in questo o altri articoli imprecisioni o informazioni scorrette è pregato/a di segnalarcelo a info@cristinapedretti.com. Ci mettiamo in discussione per prime ed ogni spunto di miglioramento per il team ed il progetto è bene accolto.

Cristina Pedretti – Successi in Equilibrio

Dal 2009 sono mentore, coach, formatrice e consulente appassionata, sono specializzata in Empowerment Femminile ed esercito la professione ai sensi della L. 4/2013, e secondo i principi espressi dalla norma UNI 11601:2024.

Sostengo il diritto delle donne a desiderare di più, e le aiuto ad ottenerlo, liberando il loro potenziale (e quello delle loro imprese) dagli stereotipi e dal mito del sacrificio.

Grazie a 3MesiXSvoltare ho aiutato decine di Manager, Dirigenti, Professioniste, Imprenditrici a ritrovare SENSO ed ENERGIA realizzando progetti professionali all’altezza delle loro AMBIZIONI e VALORI.

Sono stata menzionata su testate come Elle.it, PodcastMania e Silhouette Donna, oltre che su media locali come Il giornale di Lecco e La Provincia di Lecco, ed intervistata da Ambra Angiolini su Radio Capital sul tema del Gender Dream Gap. 

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