Sessismo al lavoro: come difendersi da un capo manipolatore
Sessismo al lavoro

Sessismo al lavoro: strategie per difendersi da un capo manipolatore

Questa potrebbe essere un’esaustiva definizione di sessismo al lavoro se volessimo tratteggiare il fenomeno con una scena di vita reale, piuttosto che con le definizioni da manuale: “Nonostante 20 anni di esperienza sul campo nel settore industriale e la laurea in ingegneria, dai colleghi e superiori sono ancora considerata la signorina: è a me che si chiede di portare il caffè o di stendere la minuta quando siedo a una riunione tra pari”. 

Per contrastare queste abitudini ancora troppo diffuse occorre agire a più livelli e in modo integrato: da un lato intervenendo sul contesto culturale attraverso interventi di sensibilizzazione e informazione nelle aziende, dall’altro però è necessario che le donne sviluppino maggior consapevolezza di sé stesse, dei propri diritti e degli strumenti a disposizione per affrontare situazioni di marginalizzazione in azienda. 

Credo sia importante aiutarle a compiere per prime un passaggio di mindset da vittime a protagoniste, insegnando loro a individuare e ampliare i propri margini di azione, pur in situazioni spesso difficili. 

Nell’articolo di oggi, dopo una breve analisi di contesto, mi focalizzerò proprio su ciò che ogni donna che si sente discriminata sul lavoro può fare, per interrompere il circolo vizioso della sottomissione e offrirsi possibilità di riscatto e di evoluzione.


SOMMARIO


Sessismo e maschilismo al lavoro: di cosa si tratta e come si manifestano 

Riduzionismo, domande inappropriate, infantilizzazione, esclusione: sono alcuni dei modi in cui si manifestano sessimo e maschilismo nei luoghi di lavoro, spesso ad opera di capi manipolatori o comunque di persone in posizioni di potere, che agiscono secondo i modelli del sistema patriarcale, a prescindere dal loro genere o sesso biologico. 

Ma cominciamo con qualche definizione per inquadrare meglio il campo. 

Il sessismo è una forma di discriminazione basata sul genere, che si verifica quando una persona è trattata in modo meno favorevole di altre, per via del suo sesso biologico o del genere di appartenenza.

In ambito lavorativo, il sessismo può manifestarsi in varie forme, dalla disuguaglianza salariale alla mancanza di opportunità di carriera, ai pregiudizi nelle valutazioni delle prestazioni, per arrivare fino alle molestie sessuali.

Questo fenomeno non solo crea un ambiente di lavoro ingiusto e poco accogliente, ma può anche avere gravi ripercussioni sulla carriera, sul benessere psicologico e sulla produttività delle persone coinvolte direttamente nelle discriminazioni, ma anche su quelli di chi assiste, spesso senza intervenire, per paura di ricevere lo stesso trattamento. 

Sono tutti presupposti che possono portare, nel tempo, alla creazione di un ambiente lavorativo tossico che può demotivare e alienare i dipendenti e determinare l’abbandono dell’azienda di fronte al pericolo di un burnout.

Il maschilismo è una specifica forma di sessismo che presume la superiorità maschile su quella femminile. Si basa sull’idea che i ruoli di genere tradizionali debbano essere mantenuti, con gli uomini in posizioni dominanti e le donne subordinate.

Al lavoro, il maschilismo si manifesta quando le decisioni e le politiche aziendali favoriscono apertamente gli uomini, sia nella distribuzione delle responsabilità sia nell’accesso alle promozioni.

Uomini maschilisti sono inoltre soliti sminuire le idee o le competenze delle colleghe, attribuendo il merito del loro lavoro a se stessi o ad altri, o assegnare alle donne compiti che ritengono più “adatti” al loro sesso, come quelli vicari o di supporto, anziché posizioni di leadership.

Riconoscere e contrastare queste pratiche discriminatorie è essenziale per costruire un ambiente lavorativo più giusto ed equilibrato, dove tutti i talenti possano essere valorizzati e dove le opportunità siano accessibili indipendentemente dal genere.

Tuttavia, le storie di tante donne, che mi scrivono o si affidano al mio supporto, continuano a raccontare le fatiche, le ingiustizie, la necessità di “fare 100 volte tanto per essere considerata alla pari”. Alcune di queste pratiche si verificano prima dell’assunzione, in fase di colloquio, altre durante l’esperienza di lavoro, come ha raccontato la Consigliera di parità della Provincia di Lecco, Avvocata Marianna Ciambrone in questa intervista a quattro mani con la sua collaboratrice di fiducia, l’Avvocata Monica Rosano, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati della Provincia di Lecco.

“L’ostacolo è culturale, la donna viene ancora ingabbiata in ruoli tradizionali. 
Noi invece dobbiamo lavorare perché la nostra diversità emerga senza omologarci agli uomini”.
– Avv. Monica Rosano –

In occasione dell’evento Donne in movimento. Libere di e libere da… del 21 marzo 2024, promosso dall’Ufficio della Consigliera, al quale ho avuto l’opportunità di partecipare come relatrice e supporto organizzativo, l’Avvocata Ciambrone in veste di padrona di casa, ha aperto la serata mettendo in evidenza, attraverso racconti di vita vissuta, tre delle dinamiche più frequenti quando si parla di discriminazione di genere sul lavoro:

  • Riduzionismo: la tendenza a minimizzare o svalutare le competenze professionali delle dipendenti donne, attribuendo il loro successo a fattori esterni come “fortuna” o aiuto altrui, piuttosto che alle loro reali capacità.
  • Interrogazione inappropriata: l’abitudine di fare domande personali che non vengono poste ai colleghi maschi, come quelle relative allo stato civile, alla pianificazione familiare o all’aspetto fisico, che possono deviare l’attenzione dalle competenze professionali.
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  • Esclusione: precludere alle donne opportunità di crescita, come la partecipazione a riunioni importanti, progetti di alto profilo o formazione avanzata, per via della loro presunta minore affidabilità o competenza.

Le ritroviamo infatti nei racconti delle protagoniste del video “WOMEN AT WORK: Storie di ordinaria discriminazione”, proiettato in anteprima durante la serata e realizzato dal regista Mattia Conti in collaborazione con l’avvocata Rosano, consulente legale della Consigliera, come documentazione di alcuni dei casi seguiti dall’Ufficio nel 2023.

Un aspetto particolarmente nocivo del sessismo al lavoro è rappresentato dai comportamenti maschilisti e manipolatori adottati da alcuni superiori, nei quali la persona in posizione di leadership utilizza impropriamente il suo potere non al fine di far crescere i sottoposti a livello gerarchico, ma per vessarli, ottenendo un compiacimento narcisistico e fine a se stesso, derivante dal predominio sugli altri. 

Un esempio pratico è quando il capo chiede a una collaboratrice qualificata di fronte ad altre persone (spesso uomini o donne conniventi) di fare delle fotocopie, portare il caffè o svolgere altri compiti operativi che la collocano nella percezione altrui al di sotto del livello per cui è assunta e la posizionano in un ruolo ancillare rispetto al capo stesso, come se fosse la sua “serva” personale, invece che una professionista autorevole. 

Questi comportamenti possono variare per frequenza e gravità da episodici commenti inappropriati ad abitudini apparentemente innocue, per arrivare fino alle molestie, e diventare vere e proprie “pratiche di gestione” saldamente inserite nella cultura aziendale “non ufficiale”, ma non per questo meno radicata, e mettere sistematicamente in svantaggio le dipendenti donne.

Oltre a quelli menzionati in precedenza, due comportamenti sessisti meno evidenti (perché condotti in modo più subdolo e normalizzato dall’abitudine da parte di capi manipolatori o colleghi maschilisti) e complementari sono:

  • il favoritismo: pratica apparentemente innocua con cui vengono premiate in modo sproporzionato le persone che non contestano il comportamento sessista del capo, o che partecipano attivamente a dinamiche maschiliste, creando un ambiente in cui il sessismo è non solo tollerato, ma anche incentivato.
  • la coercizione: spingere le dipendenti a compiere azioni contro la loro volontà attraverso la manipolazione o la minaccia.

La stessa logica di sopraffazione è tra l’altro quella che sta alla base dei reati più gravi contro le donne: dalle molestie, fino alle violenze, per culminare poi con il femminicidio, innescato dal bisogno dell’uomo di rivendicare il suo potere di disporre della “sua” donna come fosse, appunto, un oggetto di proprietà che deve essere eliminato nel momento in cui intende sfuggire al suo controllo.

In quest’ottica è facile comprendere quanto sia importante arginare la diffusione di comportamenti manipolativi da parte dei capi in azienda, diffondendo una cultura del rispetto delle persone ed una sensibilizzazione sui temi della DEI (Diversità, equità e inclusione) e delle pari opportunità: l’impatto di pratiche tossiche piuttosto che di comportamenti virtuosi in azienda non è un fatto privato (personale o interno all’organizzazione) ma una questione sociale più ampia. Riconoscere questi comportamenti è il primo passo che le organizzazioni possono fare per contribuire alla risoluzione del gender gap e tutelare le donne, promuovendo al contempo un ambiente di lavoro più equo e rispettoso per tutte le persone, indipendentemente dal genere in cui si identificano, come dimostrano gli esempi virtuosi di ICAM e del Gruppo Fratelli Beretta, due aziende di eccellenza del lecchese, ospiti della serata sopra menzionata. Il loro contributo è sintetizzato in questo articolo.

Evento Lecco: Donne in movimento
Uno scatto della conferenza Donne in movimento del 21.3.24. In ordine, da sinistra Roberta Albanese, consulente ed educatrice finanziaria, Cristina Pedretti, On. Maria Angela Danzì, europarlamentare, Monica Rosano, Marianna Ciambrone.

Identificare un capo manipolatore: comportamenti tipici dell’approccio sessista e segnali d’allarme nel contesto di lavoro

Capire e identificare i comportamenti di un capo maschilista o manipolatore è cruciale per proteggere la propria salute mentale ed emotiva e prevenire situazioni estreme di stress. 

Se hai il dubbio di trovarti in un contesto di lavoro tossico o di essere vittima di atteggiamenti sessisti sul luogo di lavoro, comincia a fare attenzione a questi segnali, che sono tra i più comuni:

  • Minimizzano le tue capacità e spesso quelle di altre dipendenti donne, attribuendo alla fortuna o a raccomandazioni esterne (non basate sul merito) gli avanzamenti di carriera delle donne in azienda.
    Attenzione perché potrebbe essere una tendenza di cui anche tu sei portatrice, senza volerlo: ti è mai capitato di pensare che una collega ha raggiunto una certa posizione perché “chissà cosa avrà fatto per arrivare lì!”?
  • Commenti sessisti. Questo è più facile da individuare: mi riferisco a frasi come “una donna non sa reggere: è troppo emotiva per quel ruolo” per arrivare a commenti a sfondo sessuale nei confronti delle colleghe, come nel caso scandalo dell’agenzia milanese We Are Social con la classifica in excel delle colleghe più appetibili sessualmente.
  • Gaslighting: è una forma di manipolazione psicologica tramite cui si fanno dubitare le dipendenti delle proprie percezioni e esperienze, suggerendo che stanno reagendo in modo eccessivo o che stanno fraintendendo le intenzioni sottese a certi comportamenti. Questo può farle sentire insicure e meno valide nel loro ruolo professionale.
  • Iper-controllo: si sta verificando se il tuo capo controlla anche gli aspetti più banali del tuo lavoro o di quello di altre dipendenti, spesso senza lasciare spazio all’autonomia o all’innovazione, che sono invece concesse ai collaboratori uomini.
    Oltre ai segnali di allarme relativi ad azioni e comportamenti, ce ne sono altri che riguardano il contesto e l’ambiente, e che sono sintomatici della parte non esplicitata della cultura aziendale vigente. 
  • Clima di paura e silenzio : se le persone hanno paura di esprimere disaccordi o preoccupazioni, questo può indicare la presenza di manipolazione o coercizione da parte dei superiori.
  • L’elevato turnover, in particolare tra le donne può essere un indicatore che non si sentono valorizzate o rispettate o di situazioni ancora più critiche a loro danno.
  • L’assenza sistematica di donne nelle posizioni manageriali o apicali, specie quando nelle posizioni gerarchicamente inferiori c’è una rappresentanza di genere equa, potrebbe riflettere una politica di assunzioni o promozioni maschilista.
  • Reclami o pettegolezzi ricorrenti: E’ importante capire se queste sono solo chiacchiere denigratorie e inconsistenti o se sono vere e proprie discussioni su comportamenti inappropriati dei capi. In questo caso è probabile che non si tratti di casi isolati. Nelle aziende più strutturate questo aspetto viene presidiato attivando il processo di segnalazione previsto dalle normative sul whistleblowing. 
  • Assenza di politiche di parità o loro mancata applicazione: un’organizzazione che non implementa politiche di parità di genere o che le utilizza solo in veste pubblica tramite operazioni di pinkwashing, contribuisce a rinforzare la cultura sessista, piuttosto che a scardinarla.

Identificare queste dinamiche è il primo passo per potersi proteggere decidendo in che modo agire per la propria tutela personale e per quella delle altre colleghe. 

Dalle norme alla pratica: come tutelarti personalmente dalle discriminazioni sessiste sul lavoro 

A proposito di tutela, è bene ricordare che la legge in questo senso ci viene in aiuto, anche se il punto non è impegnarsi in una causa legale per ogni comportamento sessista che riceviamo, quanto piuttosto allenare la nostra consapevolezza e stima di noi stesse, che ci aiutano a definire i nostri confini e ciò che siamo disposte o meno ad accettare e gestire da ciò che è invece intollerabile (e su cui a volte da sole non riusciamo a tutelarci).

Ci sono soprusi che vengono accettati proprio per la mancanza di amore di sé e perché molte donne sono le prime a non riconoscersi il proprio valore (per via di tutti i condizionamenti culturali subiti).

Prima di arrivare alle strategie di “rinforzo” ed empowerment, che sono oggetto del mio lavoro, ci tengo quindi a darti qualche informazione sulle fonti a cui puoi fare riferimento e agli istituti a cui ti puoi rivolgere qualora ritenessi di non farcela con i tuoi soli strumenti ed avessi bisogno di essere difesa.

Le leggi che proteggono i lavoratori e le lavoratrici dalla discriminazione di genere e dalle molestie sessuali sul lavoro costituiscono una componente fondamentale del quadro normativo internazionale per la tutela dei diritti umani. In tutto il mondo, questi statuti sono progettati per creare un ambiente lavorativo sicuro e rispettoso, libero da pregiudizi e abusi.

In Europa, la Direttiva 2006/54/CE, assicura il rispetto del principio di pari opportunità e parità di trattamento tra uomini e donne in questioni di occupazione e professione. Questa direttiva copre vari aspetti, inclusi l’accesso al lavoro, la formazione e l’avanzamento professionale e le condizioni. Inoltre, garantisce che le vittime di discriminazione abbiano accesso a vie di ricorso effettive.

In Italia, il D.Lgs. 198/2006, noto come Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, offre un robusto insieme di regolamenti contro la discriminazione di genere in ambito lavorativo, incluse misure specifiche contro le molestie sessuali, e obbliga i datori di lavoro a prendere provvedimenti preventivi.

La Legge 5 novembre 2021, n. 162, in attuazione del PNRR-Missione 5 «Inclusione e Coesione»/politiche per il lavoro istituisce la Certificazione della Parità di Genere ed il 1 luglio 2022 viene pubblicato in gazzetta ufficiale il Decreto del 29 aprile 2022 che recepisce la norma tecnica UNI/Pdr 125 del marzo 2022: Linee guida sul sistema di gestione della Parità di Genere nelle aziende.  

Questa norma tecnica sollecita le aziende di qualsiasi dimensione a impattare sulla cultura interna tramite la messa in pratica di policy ed azioni concrete per garantire le pari opportunità in ambito professionale. 

Se sei curiosa di sapere quali iniziative si possano inquadrare in questo contesto, puoi approfondire leggendo l’articolo in cui ho raccontato alcuni dei miei progetti di formazione e consulenza aziendale legati proprio alla UNI/Pdr125

Evento Lecco sulle Pari opportunità
Il team organizzatore dell’evento Donne in Movimento, da sinistra: Mariangela Tentori, grafica e comunicazione, Margherita Rigamondi, attrice, completa tu, trovi i titoli delle persone in ordine qui: Monica Rosano, Avvocato e Consulente legale dell’Ufficio della Consigliera di Parità. Cristina Pedretti, coach e formatrice. Roberta Albanese, consulente ed educatrice finanziari. Mariangela Tentori, graphic designer e titolare dell’Agenzia Teka Comunica. Margherita Rigamondi, attrice e drammaterapeuta.

Difendersi da un capo manipolatore per trovare spazio e realizzarsi professionalmente 

Azioni di difesa dal sessismo al lavoro

Veniamo infine a qualche strategia pratica che puoi mettere in atto personalmente per difenderti dal sessismo al lavoro.

Nel caso in cui tu sia vittima di comportamenti discriminatori o molesti, documentare accuratamente gli episodi di comportamento inappropriato o sessista è cruciale. Tieni un diario dettagliato con date, orari, descrizioni degli eventi e testimoni: potrà servirti come supporto in caso di reclami formali.
Per esempio, se subisci un ricatto sessuale in occasione di una proposta di avanzamento di carriera, annotare il fatto e le circostanze ti può aiutare in una discussione con le risorse umane o, se necessario, in procedimenti legali.

Costruirti una rete di supporto all’interna dell’organizzazione può rafforzare la tua posizione, facendoti sentire meno sola. Condividere le tue esperienze con colleghe e colleghi fidati può aiutarti ad arrivare preparata ad un eventuale confronto con l’HR aziendale, a cui potrai presentare problemi concreti e documentati. L’HR potrà così prendere provvedimenti, specialmente se si tratta di problemi che influenzano più dipendenti.
Chiaramente questa cosa risulta impossibile se vivi in un ambiente omertoso e poco supportivo e che anzi favorisce comportamenti sessisti. A quel punto il tuo potere sta nel decidere se è proprio lì che vorrai trascorrere i prossimi anni di lavoro, o se cominciare ad orientarti verso un contesto più sano ed in linea con i tuoi valori.

In mancanza di un supporto interno, una seconda soluzione può essere quella di ricercare aiuto esternamente, interpellando la Consigliera di Parità: una figura istituita per la promozione e il controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che ha sede in ogni Provincia. Per capire meglio in cosa consiste il suo ruolo di supporto a tutela delle discriminazioni di genere sul lavoro consulta la pagina web della Consigliera di Parità..

Farsi spazio oltre il sessismo al lavoro

Come prima ti accennavo, credo che – oltre alla difesa – sia fondamentale per ognuna di noi allenare tutte quelle abilità legate alla nostra auto-valutazione ed auto-stima, e a comprendere come espandere la nostra area di potere per trasformarci da vittime di un sistema patriarcale a protagoniste della nostra vita e co-creatrici di un nuovo mondo più inclusivo, per le donne ma non solo.

Ecco quindi un repertorio di azioni pratiche da mettere in campo subito e sulle quali puoi agire autonomamente se ritieni di subire comportamenti maschilisti: 

1- Occupati della tua salute mentale ed emotiva, apprendendo tecniche di riduzione dello stress come la meditazione, l’esercizio fisico regolare, o facendoti aiutare da una professionista esperta (psicologa, psicoterapeuta o coach a seconda delle tue necessità).
Non tenere tutto dentro, ma condividi il tuo disagio e la necessità di un aiuto: puoi ad esempio partecipare a gruppi di supporto o consultare una coach specializzata in questioni di genere, che possa aiutarti a trovare soluzioni efficaci per i problemi di discriminazione che vivi al lavoro.

Nel Mastermind di gruppo mensile in cui modero le mie clienti più affezionate, non è raro che emergano dei temi legati al confronto con un mondo ancora molto maschilista e che ci si confronti sulle strategie più efficaci da adottare.

Nel suo libro “Lean In”, Sheryl Sandberg esplora diverse strategie per le donne che aspirano a posizioni di leadership, concentrandosi su come possono superare gli ostacoli interni ed esterni, inclusi quelli legati al maschilismo, te le riassumo qui:

2- Siediti al tavolo: partecipa attivamente e fatti notare nelle discussioni al lavoro. Questo implica che tu richieda la parola durante le riunioni, esprima le tue idee con assertività e che ti assicuri che il tuo contributo venga riconosciuto.

3- Sfida lo status quo, al lavoro e a casa: è importante che tu ti abitui a non stare sempre buona nel posto che ti viene assegnato, se ambisci ad altro e a sfidare le norme e le aspettative che vorrebbero relegarti in ruoli meno influenti. Questo può significare negoziare salari, chiedere promozioni, ma anche spronare il tuo compagno ad una maggior collaborazione nella gestione della casa o dei figli, affinché tu possa – proprio come lui – avere tempo ed energie per il tuo riposo e per investire nella carriera, se lo desideri.

4- Fai mentoring e cerca sponsor: in particolare nei livelli più alti della tua organizzazione, oppure tra professioniste senior o meglio posizionate di te se sei una freelance o un’imprenditrice. Ti può aiutare a navigare in un ambiente maschilista e a sbloccare opportunità che altrimenti potrebbero esserti inaccessibili. Le mentori possono fornirti consigli preziosi e supporto, mentre le sponsor possono promuovere attivamente il tuo profilo.

5- Supera la sindrome dell’impostora: molte donne lottano con la sensazione di non essere abbastanza qualificate o meritevoli delle posizioni di potere che occupano o aspirano a ricoprire. Riconosci questa sindrome e impegnati attivamente per superarla, non lasciare che la paura di fallire limiti le tue ambizioni.

Sono tutte strategie che hanno lo scopo di potenziarti, e renderti più impermeabile agli attacchi del maschilismo imperante. 

Per avviarci alla conclusione, per quanto io sia assolutamente concorde sul fatto che, come abbiamo visto, anche le aziende debbano fare la loro parte per valorizzare le donne e i loro talenti che spesso restano inespressi, credo anche che non possiamo stare ferme, nell’attesa che il sessismo sul lavoro finisca e che il gender gap si appiani, dato che il World Economic Frum ci dice che ci vorranno ancora 131 anni, ed io non penso di esserci, non so tu! 

Il tema quindi è prenderci la nostra responsabilità personale, per il livello di impatto su cui possiamo influire. La mia è quella di ricordarti che hai un’ area di potere e di scelta che è sempre molto più grande di quella che sei abituata ad immaginare!

Non perdere quindi occasione per esercitare la tua influenza sulla tua vita, ed indirizzarla dove desideri!

Se pensi di avere bisogno del mio aiuto per imparare ad espanderla e a darti nuove possibilità di crescita personale e realizzazione professionale, contattami!

SENTI – OSA – BRILLA

Cristina 

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