DI COSA PARLA QUESTO ARTICOLO
Dopo anni di lavoro a Londra o Zurigo, in un ufficio con skyline internazionale e riunioni in tre lingue, ti ritrovi a rientrare in Italia: tutto sembra familiare, eppure niente lo è più. Le tue vecchie amiche hanno preso strade diverse, i colleghi italiani parlano di ‘posto fisso’ e di come gli stipendi siano fermi da anni, e a te sembra di essere atterrata su un pianeta che non conosci.
Rimpatriare dopo anni in una multinazionale all’estero significa ritrovare affetti e radici, ma spesso anche sentirsi spaesate. Le competenze e la visione internazionale che porti con te rischiano di sembrare “fuori posto” in un mercato del lavoro e in un contesto sociale che parlano un’altra lingua.
È qui che nasce la domanda che accomuna molte professioniste in fase di rientro: da dove riparto?
In questo articolo troverai qualche risposta.
SOMMARIO
- Rientrare da expat in Italia per lavoro e sentirsi spaesate
- Ripartire da zero come impatriati: paure e sfide di chi ripensa il proprio lavoro dopo un’esperienza all’estero
- Capitalizzare l’esperienza estera per aprirsi nuove alternative professionali
- Investire i rendimenti del lavoro all’estero in un progetto personale
- Trasformare il rientro in Italia in un nuovo inizio professionale
Rientrare da expat in Italia per lavoro e sentirsi spaesate
Rientrare in Italia dopo anni trascorsi all’estero, in una multinazionale o in una grande società di consulenza, è un passaggio che porta con sé emozioni contrastanti. Da un lato la gioia di ritrovare la famiglia, il cibo di casa, la lingua madre che scorre naturale. Dall’altro, il vuoto che si apre quando ti accorgi che il contesto professionale in cui eri abituata a muoverti non esiste più.
Le giornate scandite da call con colleghi sparsi in tre continenti sembrano lontane, il dinamismo di città come Londra, Madrid, Zurigo o Bruxelles lascia il posto a una realtà italiana che, a tratti, appare piacevolmente più lenta, a tratti, irrimediabilmente immobilizzata in burocrazia inutile e in logiche tradizionali.
È una sensazione comune: quella di essere tornata a casa, eppure di sentirti straniera. Ti guardi attorno e vedi amiche rimaste nello stesso posto di lavoro come impiegate da vent’anni, e colleghi che continuano a parlare del “posto fisso” come fosse l’unica prospettiva di sicurezza possibile. Tu invece porti con te un’esperienza internazionale, competenze raffinate e una visione più ampia, che però non sai come spendere in Italia.
La domanda che ti tiene sveglia ogni notte da quando hai cominciato a pianificare il rientro è sempre la stessa: da dove riparto?
Molte donne nella tua situazione oscillano tra la tentazione di rientrare in un’altra grande azienda, replicando lo schema noto, e il desiderio crescente di creare qualcosa di proprio, per investire il capitale di competenze ed energie maturato, in un progetto che rispecchi chi sono diventate.
Ed è proprio in questa frattura, tra ciò che si lascia e ciò che non è ancora definito, che nasce la possibilità di una svolta.
Silvia, ad esempio, aveva trascorso dieci anni a Londra come consulente legale in una Big4.
Riunioni quotidiane con colleghi da Singapore a New York, progetti internazionali, un’agenda fitta di sfide e riconoscimenti. Quando ha deciso di rientrare a Milano, pensava che il suo curriculum le avrebbe aperto qualsiasi porta.
Invece si è trovata davanti a colloqui che suonavano tutti uguali, con recruiter che le chiedevano se fosse “disposta a ricominciare da un livello più basso”, o titolari di PMI miopi rispetto alla portata delle sue esperienze.
La prima volta che uscì da una di quelle selezioni mi disse: “È come se i dieci anni all’estero non valessero nulla qui. Mi sento di nuovo al punto zero”.
Era seduta in un bar di Porta Romana, con il tailleur scuro che stonava con l’aria leggera del venerdì pomeriggio, e quella frase riassumeva perfettamente la sensazione di molte donne al rientro: di essere tornate a casa, ma di non avere più un contesto professionale in cui sentirsi al proprio posto.
Cosa fare?…Come reinventarsi professionalmente dopo il rientro in Italia?
Ripartire da zero come impatriati: paure e sfide di chi ripensa il proprio lavoro dopo un’esperienza all’estero
Del resto, quando si rientra in Italia dopo una carriera internazionale, le paure più grandi non sono solo pratiche, ma emotive ed identitarie. Il rischio percepito è quello di “perdere tutto”: il riconoscimento, il network, persino la propria autostima, costruita in anni di ruoli prestigiosi.
Quando mi ha contattata, Laura aveva lavorato per dodici anni in una società tedesca del settore automotive, gestendo progetti milionari per conto di facoltosi clienti esteri. Tornata a Varese, si è vista proporre ruoli che lei percepiva come di retroguardia: “Mi chiedevano di occuparmi di pratiche amministrative, quando io ero abituata a parlare di strategie globali”.
Il suo timore era quello di essere invisibile, di non trovare più un contesto adeguato al suo livello. Nelle nostre sessioni, abbiamo lavorato, prima per ricostruire la fiducia nelle sue competenze – non più legate solo al brand dell’azienda che rappresentava, ma come valore personale. Poi abbiamo disegnato insieme una nuova mappa della sua rete, scoprendo come alcune connessioni internazionali potessero essere attivate anche in Italia.
Oggi Laura collabora come partner in una startup indipendente, portando come contributo principale proprio quel valore “globale” che temeva di aver perso.
Chiara, invece, rientrata da Bruxelles dopo anni in una società di consulenza, non aveva paura di non trovare lavoro: aveva paura di non riconoscersi più in nessun lavoro. “Non so se voglio davvero un’altra corporate. Ma non ho nemmeno il coraggio di aprire un mio progetto”.
Con lei ci siamo inizialmente dedicate a ritrovare il filo rosso della sua identità professionale: ciò che non voleva più, ciò che desiderava tenere, e ciò che poteva nascere di nuovo. A partire da questa consapevolezza, ha deciso di avviare una “boutique di consulenza legale”, piccola ma ad alta specializzazione. Non un salto nel vuoto ma la messa a frutto dei capitali economici e relazionali che già possedeva.
Queste storie mostrano che le principali paure relative al ricominciare dopo il rientro in Italia – la perdita di status, il senso di vuoto, l’incertezza di ripartire – non si superano cancellandole, ma trasformandole in leve. E proprio questo è il cuore di un percorso come 3MesiXSvoltare: aiutare a mettere ordine tra timori e possibilità, tradurre le intuizioni in decisioni e aprire uno spazio nuovo, personale, in cui tornare a riconoscersi.
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Capitalizzare l’esperienza estera per aprirsi nuove alternative professionali
Le paure che abbiamo menzionato sorgono perché molte donne al rientro in Italia hanno la sensazione di dover “ricominciare da zero”. In realtà, ciò che portano con sé è un capitale prezioso: economico, sociale e simbolico.
Risparmi accumulati, liquidazioni o stock option e buone uscite che consentono di prendersi un margine di libertà; relazioni internazionali di valore, costruite in anni di networking all’estero; credibilità guadagnata in contesti complessi e competitivi.
Il punto non è se questo capitale esiste, ma come valorizzarlo al meglio e dove scegliere di investirlo.
Gli scenari possibili sono diversi, e ognuno comporta opportunità e rischi:
- Non lavorare più: una scelta radicale che per alcune funziona, soprattutto se hanno raggiunto sicurezza economica e desiderano dedicarsi alla famiglia o a passioni personali. La scena da immaginare è quella di un qualsiasi martedì mattina a casa, senza più sveglia né treni da prendere, mentre le amiche vanno in ufficio: per alcune è finalmente pace, per altre è un silenzio che pesa troppo, perché dopo anni di obiettivi e risultati, il vuoto rischia di diventare insostenibile.
- Cercare la stessa posizione in Italia: è l’opzione più immediata. Consiste nello spostare il proprio profilo corporate da Londra o Bruxelles, a Milano o Roma. Ha il vantaggio della continuità, ma spesso comporta uno shock: stipendi più bassi, meno riconoscimento, una cultura organizzativa meno dinamica. La scena tipica? Una sala riunioni milanese in cui presenti una strategia che altrove sarebbe stata accolta con entusiasmo e qui viene liquidata con “idea carina, Francy, ora però passiamo alla proposta del Dottor Dolcemaschio”.
- Cambiare posizione restando nel settore: alcune scelgono di rientrare accettando un ruolo diverso ma sempre interno alla stessa industry. È una strategia che permette di capitalizzare le competenze, ma può far emergere il senso di “ridimensionamento”. Come quando, dopo anni da senior manager, ti ritrovi a spiegare le basi a un team che non conosce nemmeno gli standard minimi di un progetto internazionale: orgoglio e frustrazione insieme.
- Reinventarsi tornando a studiare. Un’opzione frequente: MBA, corsi di specializzazione, master. Aiuta a creare nuove competenze e a costruire un network locale, ma rischia di diventare una pausa prolungata se non è accompagnata da un piano concreto. La scena: un’aula universitaria a Bologna, tu che prendi appunti tra venticinquenni pieni di entusiasmo e ti chiedi se stai andando avanti o indietro.
- Avviare un progetto indipendente. È lo scenario che spaventa e affascina di più. Trasformare capitale e competenze in un’iniziativa autonoma significa libertà, ma anche responsabilità. Richiede visione, pianificazione e la capacità di muoversi in un ecosistema nuovo, spesso meno internazionale di quello a cui si era abituate. La scena: un caffè a Porta Venezia, laptop aperto, la sensazione elettrizzante e vertiginosa di scrivere il primo business plan della tua vita.
Ogni strada può essere percorribile: la differenza sta nell’allineamento con i propri valori, con la visione personale e con l’uso consapevole del capitale accumulato. Perché non esiste un vero “punto zero”: esiste piuttosto il modo in cui scegli di mettere a frutto ciò che hai conquistato finora.
Investire i rendimenti del lavoro all’estero in un progetto personale
Immaginando che l’ultima tra le opzioni sia quella che ti accende di più, forse ti starai chiedendo come ottimizzare al meglio i tuoi capitali investendoli in un progetto personale.
È una domanda a cui potrà certamente aiutarti a rispondere Alessia Barachetti, consulente finanziaria specializzata nelle posizioni di expat ed impatriati.
Prima di diventare financial advisor, Alessia ha avuto, a sua volta, un’esperienza all’estero come manager per SwissRe, una delle società più importanti al mondo nel settore riassicurativo, per la quale ha lavorato 9 anni.
Conosce quindi molto bene la situazione che stai vivendo ora, perché l’ha vissuta per prima e l’ha anche brillantemente superata, aprendosi – dopo una fase di lavoro successiva al rientro in Italia nella sede di Milano – nuove prospettive professionali e di vita al di fuori dell’azienda.
Quando ci siamo conosciute, Alessia era in quella fase di sospensione in cui molte si bloccano: troppo avanti per ignorare a cuor leggero le opportunità di ulteriori avanzamenti di carriera, ma al contempo desiderosa di ritrovare un senso di libertà e di impatto che il mondo corporate non poteva più offrirle. Abbiamo lavorato insieme su due piani: da un lato l’elaborazione di una visione personale che andasse oltre l’esperienza professionale e la riportasse a se stessa e alle sue inclinazioni naturali, dall’altro la costruzione di un piano strategico che le permettesse di trasformare il capitale accumulato in un progetto professionale concreto.
Oggi Alessia è una consulente finanziaria, e la sua storia è la dimostrazione che il rientro in Italia non è sempre “la fine”, ma può anzi trasformarsi in un nuovo entusiasmante inizio.
Dopo averla accompagnata come coach in questa – tanto delicata quanto entusiasmante – transizione che ci ha viste fianco a fianco per oltre 2 anni, non ho avuto dubbi nel coinvolgerla come partner sul mio progetto di empowerment femminile.
Insieme alla collega Roberta Albanese, si occupa di accompagnare le mie migliori clienti nella definizione dei loro obiettivi finanziari e nella gestione dei risparmi e degli investimenti, affinché siano realmente al servizio dei loro progetti di vita.
Anche Roberta è stata, ed è tuttora mia cliente. Puoi ascoltare la sua esperienza di empowerment qui:
Trasformare il rientro in Italia in un nuovo inizio professionale
Lavoro con decine di donne ogni anno sulle loro transizioni professionali e so bene che il rientro in Italia dopo una carriera internazionale non è mai un semplice “cambio di lavoro”, così come non lo è passare da impiegata a team leader o dirigente o ritrovarsi alla guida dell’impresa di famiglia.
Si tratta di veri e propri passaggi identitari, che mettono in discussione ciò che si è costruito (e ciò che si è creduto di essere) fino a quel momento e aprono la possibilità di ridefinire il proprio futuro su nuove basi.
Alessia lo ha dimostrato: la sua trasformazione non è stata lineare, né immediata, ma il percorso che abbiamo fatto insieme le ha permesso di dare forma a un progetto in cui riconoscersi e con un impatto che oggi porta avanti con autorevolezza.
Molte professioniste in procinto di rientrare da un’esperienza all’estero si trovano in questa stessa fase: hanno risorse, competenze, capitali, ma sentono di non avere la lucidità necessaria per compiere scelte tanto importanti come quelle conseguenti ad un rientro in Italia, e a tutto ciò che questo comporta dal punto di vista dell’assetto professionale.
È qui che entra in gioco il mio lavoro: qualora anche tu ne sentissi il bisogno potrò aiutarti a distinguere le strade possibili ma irrilevanti da quelle che davvero ti appartengono, trasformando i tuoi attuali timori e confusione in visione e strategia.
Con 3MesiXSvoltare accompagno donne come te a mettere ordine tra i propri desideri e bisogni, a delineare una direzione chiara e a costruire un piano concreto per dare corpo al loro nuovo inizio.
L’obiettivo non è prepararti a compiere un salto nel vuoto, ma accompagnarti verso una transizione ponderata, in cui ciò che hai accumulato finora rappresenta una base solida di risorse da cui ripartire.
Perché rientrare in Italia non significa per forza che dovrai ridimensionarti: potrebbe rivelarsi uno dei momenti più memorabili della tua vita, in cui iniziare a scrivere una nuova storia, alle tue condizioni.

È il momento di darti il permesso di desiderare di più, e di riuscire ad ottenerlo!
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