DI COSA PARLA QUESTO ARTICOLO
Hai aperto la tua partita IVA da qualche mese. All’inizio eri euforica: la libertà, i progetti da scegliere, la possibilità di lavorare finalmente “a modo tuo”. Ma quella sensazione sta lasciando spazio alle prime fatiche, acutizzate dalla solitudine.
La mattina ti alzi e l’agenda è ancora troppo vuota: non hai riunioni fissate, sei tu a doverti creare obiettivi e routine efficaci. Ogni giorno ti esponi alla ricerca di nuovi clienti, senza un team alle spalle che ti sostenga. Non ci sono chiacchiere alla macchinetta del caffè per spezzare il ritmo: a volte non ti concedi nemmeno una pausa, per non ritrovarti a parlare da sola con le tue paure.
“Non avrò sbagliato a lavorare come autonoma? Mi manca così tanto il team…”
“Sono davvero certa che la scelta di vita per la quale ho sfidato tutto e tutti è quella che voglio davvero?”
Nessuno ti aveva preparata al fatto che il lavoro che desideravi potesse essere anche frustrante: ti ritrovi a dover fare cose che odi ma che sono necessarie, come fatture, preventivi, telefonate a freddo. È qui che nasce la tentazione più diffusa: trovare qualcuna con cui condividere il peso di tutte queste dinamiche inattese, una partner, freelance come te, che possa capirti e alleggerire le tue giornate.
Ma attenzione: non sempre una collaborazione improvvisata è la soluzione alla “solitudine da lavoro autonomo”, anzi! Quella che immagini come una meravigliosa alleanza potrebbe trasformarsi in una nuova fonte di preoccupazione.
In questo articolo ti spiego quali errori evitare e come capire se hai davvero bisogno di una collaborazione…o se stai solo cercando compagnia. In questo caso, quello che ti serve, è anzitutto consolidare la tua capacità di essere una Professionista centrata e sicura di sé.
SOMMARIO
- Perché le freelance rischiano facilmente di finire in relazioni professionali tossiche
- Cosa accade quando una collaborazione nasce dalle ragioni sbagliate
- Scegliere le consulenze giuste per la tua attività: guida passo passo
- Come avviare collaborazioni solide che durino nel tempo
- Check-list per scegliere le tue partner professionali senza sbagliare
- La socia di cui hai bisogno ora, probabilmente è già dentro di te!
Perché le freelance rischiano facilmente di finire in relazioni professionali tossiche
Come ti anticipavo, uno degli errori più comuni che noto tra le professioniste è credere che una partnership professionale sia la soluzione a ogni fatica. Questo accade perché la scelta di condividere alcuni aspetti, anche strategici, del proprio lavoro o di affidarli ad altri con estrema leggerezza (direi quasi incoscienza) nasce da una zona grigia, popolata da paure e bisogni non dichiarati e da una totale mancanza di visione prospettica sul proprio business.
Ti è mai capitato di pensare: “Se proponessi alla mia collega di Master Pamela di collaborare non mi sentirei così sola…”.
Oppure: “Se trovassi una partner con cui lavorare, sarebbe più facile trovare clienti”.
Sono pensieri frequenti, che rivelano una comprensibile – ma non per questo meno pericolosa – spinta a cercare una prematura collaborazione tra freelance, sollecitata da tre leve principali, che sono certa riconoscerai.
- La paura di non farcela da sola: nel contesto strutturato dell’azienda ti muovevi bene, ma ora che lavori in autonomia ti senti persa senza scadenze e obiettivi definiti da altri e riunioni di allineamento.
- Il bisogno di compagnia: il silenzio della libera professione può diventare assordante, e la “socia” sembra una soluzione buona per colmare vuoti emotivi, più che organizzativi.
- L’illusione di semplificare la strada: molte freelance pensano che unendo le loro forze sarà più facile trovare clienti, non considerando che, senza un modello chiaro di collaborazione e obiettivi comuni ben definiti, rischiano di moltiplicare complicazioni invece che opportunità.
Il problema è che queste motivazioni, pur comprensibili, raramente portano alle partnership solide e durature che immagini. Ecco perché molte esperienze di collaborazione tra donne freelance finiscono male, aggiungendo amarezza alla frustrazione, e la sensazione di aver perso tempo e di non aver risolto le paure e le fatiche che avevano inizialmente favorito la ricerca di una partner.
Vengo quindi a una prima strategia pratica per te: ecco le domande che dovresti farti, se ti senti sola o poco riconosciuta nella dimensione della professionista autonoma:
- Quale tipo di aiuto mi serve per lavorare meglio ed essere più efficace?
- Qual è il setting di lavoro in cui posso dare il mio meglio?
- Quali attività potrei delegare per essere più focalizzata sulla parte importante o piacevole della mia attività?
- Con quali altre professioni complementari potrei creare alleanze e come?
Solo mettendo a fuoco questi e altri temi di carattere strategico puoi fare un ragionamento ponderato sull’eventualità di avviare una collaborazione professionale come si deve, evitando i tipici errori che caratterizzano molte collaborazioni tra freelance e aprendoti alla possibilità di mettere delle fondamenta solide al tuo sviluppo personale e professionale.
Cosa accade quando una collaborazione nasce dalle ragioni sbagliate
Del resto, lavorando con decine di professioniste ogni anno, so bene che quando sei andata alla Camera di Commercio per aprire la P.IVA (o lo hai fatto fare alla commercialista) nessuno ti ha fornito la check-list per aiutarti ad impostare le fondamenta della tua attività.
E così capita – purtroppo fin troppo spesso – che si faccia esperienza da freelance un po’ così come viene.…E in genere, quello che viene quando si agisce spinte dall’ansia di aver sbagliato scelta o dalla paura di non riuscire a mantenersi, non è un gran risultato!
Ricordo ancora quando Marzia, durante una sessione di 3MesiXSvoltare, mi ha raccontato della dinamica manipolativa in cui si trovava da circa 5 anni: il titolare dell’impresa edile con cui lavorava l’aveva inizialmente presa come “giovane architetta alle prime armi ma piena di talento” sotto alla sua ala protettiva, ed era pian piano finito a dettare legge su tutte le sue relazioni professionali con clienti e fornitori, arrivando poi a condizionare persino la relazione con il suo compagno.
Abbiamo lavorato profondamente su di lei, sulla sua capacità di riconoscere questa dinamica tossica prima, e poi sulle strategie per sfilarsi dal gioco attraverso una comunicazione sempre più assertiva. Sviluppando la sua capacità di riequilibrare i rapporti di potere nella relazione è finalmente riuscita a liberarsi da quell’invischiamento, festeggiando la sua ritrovata libertà di libera professionista, a quel punto non solo di nome ma anche di fatto!
“Basta compromessi con me stessa, per paura di non farcela ! Non permetterò più a nessuno di gestire la mia vita e la mia attività in questo modo: ora so quanto valgo e come farmelo riconoscere senza bisogno di malsani “apripista”!
Come lei, molte freelance che incontro, avviano collaborazioni senza avere basi solide, e così, invece di aiutarle a superare momenti di difficoltà, queste relazioni finiscono per generare problemi ancora più grandi.
Ma perché le collaborazioni tra freelance spesso non funzionano, se nascono da bisogni comuni? Non dovrebbero avvicinare le persone, invece che allontanarle?
Purtroppo no: se sai qualcosa di come nascono le cosiddette “relazioni tossiche” ti sarà facile capire che quando ci approcciamo agli altri (che siano possibili compagni di vita o partner professionali) e lo facciamo per colmare le nostre mancanze o placare le nostre paure, invece che partendo da una situazione di personale centratura e di sguardo propositivo, le cose iniziano (e quindi finiscono) molto male.
Per lo stesso motivo, quando l’idea di una collaborazione tra colleghe sorge (come spesso accade) da un comune bisogno di rassicurazioni e spinta delle reciproche insicurezze, ben presto succedono disastri!
3MesiXSvoltare
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Potrei raccontarti di Federica, e di come durante 3MesiXSvoltare l’ho aiutata a vedere che, nella collaborazione che aveva avviato con una compagna della scuola di counseling, ciascuna di loro stava portando valori totalmente opposti a quelli importanti per l’altra: se da un lato lei desiderava darsi il tempo di capire con calma a chi rivolgere le proprie consulenze e in che modo comunicarsi, la sua amica al contrario desiderava finalizzare al più presto progetti remunerativi, senza preoccuparsi troppo della sintonia con gli interlocutori e degli aspetti etici.
Non appena si è resa conto di questa dinamica, che al mio sguardo era assolutamente esplicita (ma che lei dall’interno non percepiva), ha subito interrotto la pratica per finalizzare il contratto d’affitto di uno studio in condivisione, preferendo prendersi il tempo di iniziare lavorando da casa o affittando spazi al bisogno, per evitare di restare legata mani e piedi a una partnership che già si preannunciava come senza futuro.
Federica si è fermata in tempo ma, quando le collaborazioni nascono più per necessità impellenti che in base a una strategia di crescita, i risultati sono quasi inevitabili:
- conflitti di visione e priorità: come ti raccontavo nell’esempio precedente, due professioniste che si mettono insieme “per provare”, spesso scoprono di avere aspettative diverse. Una vuole crescere in fretta, l’altra preferisce mantenere ritmi più leggeri; una punta al posizionamento premium e vuole lavorare solo con una certa fascia di clientela, l’altra non ritiene etico quel tipo di approccio e preferisce mantenere i suoi servizi più accessibili;
- squilibrio nei ruoli: ci si illude ad esempio che “io faccio la parte creativa e lei quella amministrativa”, ma senza un modello organizzativo chiaro questo si traduce in malintesi, sovraccarichi o senso di ingiustizia;
- clienti sbagliati, difficili o confusi: anziché attrarre più opportunità di lavoro, la partnership confonde il mercato. Chi siete? Due freelance indipendenti o una società improvvisata? Questo disorientamento indebolisce la vostra credibilità.
Ho visto accadere tutto questo più volte.
Ricordo bene il caso di 5 professioniste di area legale ed economico-finanziaria fuoriuscite dalle varie aziende di consulenza per cui avevano lavorato negli anni precedenti: una di loro è arrivata da me raccontandomi che avevano unito le forze, convinte che “insieme avrebbero trovato più clienti e alleggerito l’impegno sulla comunicazione online”. In realtà, dopo pochi mesi la loro collaborazione è naufragata: erano tutte esauste per le discussioni continue, i clienti che scrivevano alla casella Gmail comune disorientati dal ricevere risposte differenti da persone diverse (casella e-mail aperta in quattro e quattr’otto con il nome del team che si erano date dopo 1 ora di brainstorming fatto a casaccio).
Le ho consigliato di fare tabula rasa e ripartire anzitutto da sé stessa e dalla sua visione personale, per poi proporre alle altre di fare lo stesso. Nel mentre avevo suggerito loro di farsi accompagnare in un percorso di group coaching utile alla definizione comune degli obiettivi. La sua proposta è caduta nel nulla con suo grande dispiacere, del resto, la reazione ha svelato la mancanza di reali intenzioni da parte delle colleghe a costruire un progetto condiviso, tanto che ben presto si sono tutte dileguate prendendo ciascuna la propria strada.
La collaborazione si è interrotta lasciando solo frustrazione e diffidenza. La mia cliente però è riuscita ad avviare la sua attività con maggior consapevolezza e ora, che comincia a funzionare, stiamo iniziando la ricerca di un’assistente virtuale che possa aiutarla a crescere.
In sostanza, per collaborare proficuamente a un progetto che funzioni, non basta stimarsi o trovarsi simpatiche: servono una visione, ruoli definiti e obiettivi condivisi. Come farlo concretamente?
Scegliere le consulenze giuste per la tua attività: guida passo passo
Facciamo un passo indietro: spero che tu abbia capito, se mi hai seguita fin qui, che prima ancora di pensare a una partnership, è fondamentale che tu metta a fuoco quali consulenze e collaborazioni ti servono realmente per far crescere la tua attività.
Forse ti starai chiedendo: ma come faccio a sapere quali consulenze mi servono e quali no? Ricorda che il punto di partenza sei sempre tu! Qui entra in gioco quello che ho battezzato “Modello delle 3P”:
- prima devi essere solida e centrata come Persona, con i tuoi valori, bisogni e motivazioni;
- consolidato questo primo livello puoi cominciare ad agire sull’essere una Professionista, con la P maiuscola, ossia una persona che sappia agire un insieme completo di competenze trasversali: relazionarsi efficacemente con clienti, collaboratori, partner e fornitori, che sappia organizzarsi sul breve, medio e lungo periodo, darsi obiettivi e strategie efficaci per raggiungerli;
- solo alla fine viene ciò su cui normalmente – ma erroneamente – ci si concentra per primo quando si pensa ad una attività in libera professione, ovvero il contenuto della Professione stessa, determinato dalla preparazione tecnica o comunque verticale sulla materia specifica.
Se ti metti alla ricerca di collaborazioni professionali prima di aver approcciato questi passaggi personalmente, rischi di incappare in relazioni non funzionali o, nella migliore delle ipotesi, in grandi perdite di tempo.
Veniamo quindi agli elementi che ti consiglio di mappare per capire se iniziare una partnership tra freelance è qualcosa che ti serve fare subito o se ci sono altre attività prioritarie a cui dedicare tempo ed energie in questo momento.
- LEADERSHIP PROFESSIONALE: quanto sei riconoscibile come professionista rispetto alle tue competitors? Come ti collochi nel tuo contesto professionale: sei già ritenuta una persona autorevole o stai ancora creando il tuo spazio?
- RELAZIONI E TEAM: con chi stai collaborando ad oggi? Quali competenze puoi coprire tu e quali ti mancano? Individua le aree chiave del tuo business (amministrazione, comunicazione, marketing, sviluppo processi, servizio clienti) e valuta il tuo livello di padronanza.
Se in entrambi questi ambiti ti senti ancora in fase di costruzione, allora il consiglio spassionato che ti lascio è di dedicare un po’ di tempo al tuo consolidamento: due professioniste “fuori fuoco” o non ben posizionate nel loro mercato ne fanno meno di mezza se si mettono insieme senza aver definito un progetto da costruire strategicamente!
Se invece stai ragionando in un’ottica di supporto operativo o strategico, più che di collaborazione paritaria, allora il discorso cambia, e puoi valutare di scegliere le consulenti giuste (da coordinare come assistenti o da cui farti guidare destinataria delle loro consulenze) per essere sostenuta nella fase di lancio e sviluppo della tua attività indipendente.
Come avviare collaborazioni solide che durino nel tempo
Se una partnership improvvisata rischia di trasformarsi in un boomerang, è altrettanto vero che iniziare la collaborazione con altre freelance che abbiano competenze accessorie e trasversali rispetto a quelle che tu “vendi” può essere una mossa decisiva per la tua crescita. Anche in questo caso, però, la differenza non sta nella fortuna o nella sensazione di pancia, ma nel metodo con cui saprai sceglierle.
Un errore frequente è cercare prima la persona che ti piace con cui collaborare, e poi adattare il tuo business attorno a lei. Dovresti al contrario iniziare dal tuo modello di business e quindi capire quali figure possono supportarlo.
Vuoi restare una freelance indipendente e collaborare con altre colleghe in modo paritario e con collaborazioni spot?
Oppure stai già disegnando un modello da studio professionale o micro-agenzia?
La risposta a questa domanda cambia completamente il tipo di collaborazione professionale che dovrai costruire.
Ma facciamo un esempio di vita reale che ho vissuto sulla mia pelle e dal quale spero tu possa imparare per interposta persona.
Di recente ho terminato una collaborazione continuativa avviata con Francesca Parolin dopo lo shooting fotografico che mi ha realizzato nel 2024 per il nuovo sito. (Ho adorato quegli scatti e – se sei in cerca di una fotografa di brand – te la consiglio vivamente!)
L’idea di chiederle di continuare a lavorare insieme dopo il servizio fotografico era nata da un’esigenza molto concreta: avevo necessità di uniformare l’identità visiva dei miei canali social e alleggerire la mia operatività sui contenuti per dedicarmi ad attività di sviluppo dei processi interni con il resto del team. Avevamo definito obiettivi chiari (coerenza del brand, calendario editoriale stabile, metriche minime di ingaggio), KPI semplici e un periodo di prova seguito da review trimestrali.
Arrivate a un anno di collaborazione, ci siamo trovate nuovamente in sintonia, riconoscendo con serenità che da quel momento in poi avrei avuto necessità di un profilo diverso dal suo: non tanto quello consulenziale da direttrice creativa (verso cui Francesca si stava sempre più posizionando), ma una visual designer da inserire stabilmente nel team, a cui affidare anche la realizzazione di gadget e stampati e in grado di seguire a tutto tondo la parte visual del mio marketing, coordinandosi con le altre funzioni quotidianamente. Ci siamo quindi salutate con franchezza e rinnovata stima, oltre che con un passaggio di consegne ordinato.
Spero che questa storia ti abbia aiutata a superare la fatica a essere assertiva, perché saper definire con chiarezza le tue necessità è una competenza fondamentale da acquisire se vuoi diventare una Professionista con i fiocchi.
Non si tratta di essere “cattive” e al bando ogni senso di colpa: quando i bisogni evolvono, anche i ruoli cambiano. Interrompere in modo onesto e trasparente le collaborazioni che non sono più funzionali per individuarne altre, fa parte del normale processo di crescita professionale ed è indice di rispetto nei confronti delle persone a cui ci rivolgiamo per richiedere consulenze o servizi.
Un corso diverso ha invece avuto la mia collaborazione con Marianna Brogi, SEO Strategist, che mi accompagna come consulente fin dall’uscita del mio sito nel 2021.
È una partnership che funziona perché poggia su tre pilastri fondamentali:
- visione allineata: con Marianna è subito stata evidente la sintonia valoriale e lo sguardo ampio che ci accomuna nel considerare il mio progetto;
- ruoli definiti: Marianna si è sempre posta con me come consulente, sebbene capace di coordinarsi con il team interno in modo efficace;
- rituali di lavoro: la pianificazione degli incontri strategici e dei follow-up è sempre stata definita con ampio anticipo ma anche con la reciproca disponibilità a variare il passo quando necessario.
Questa modalità di impostare la nostra relazione professionale ci ha permesso di sviluppare nel tempo una forte stima reciproca, tanto che negli ultimi anni ho indirizzato a lei alcune delle mie clienti più speciali, come Alessia Barachetti.
Ora stiamo valutando come far evolvere ulteriormente questa collaborazione, anche alla luce delle evoluzioni professionali che entrambe stiamo vivendo e degli obiettivi che ciascuna ha per il futuro, nei quali cominciamo ad intravedere delle convergenze che – sono certa – si faranno sempre più chiare!
Proprio come per me, anche per le mie clienti più evolute in termini di consapevolezza personale e di strategia professionale, il passaggio da freelance disorientata a professionista autorevole non è avvenuto trovando subito “qualcuna con cui condividere il peso”, ma imparando a guidare se stesse, a definire i propri confini, e solo a quel punto imparando a scegliere figure complementari in linea con la propria visione e i propri valori.
È ciò che ho fatto con Roberta Albanese e Alessia Barachetti, che seguo da oltre 3 anni con percorsi di mentoring professionale e, ora, anche con le sessioni di Coaching in Tandem.
Non era scontato che due libere professioniste della finanza, collocate nella stessa area geografica, trovassero il modo di collaborare con reciproca soddisfazione, non trovi? E invece questo è accaduto: alla base del loro rapporto c’è una grande etica professionale e una spontanea sintonia, a cui però hanno poi affiancato, con il mio aiuto, un pensiero strutturato e strategico per sviluppare un progetto professionale comune, diverso dai loro business individuali. È nato così il Team AL.BA. ed è a loro che affido le donne che seguo nei percorsi di empowerment, quando hanno la necessità di mappare la situazione finanziaria e dare sostenibilità economica ai loro progetti.
Check list per scegliere le tue partner professionali senza sbagliare
Quali criteri usare, dunque, per avviare partnership professionali trasparenti ed efficaci?
Ti lascio di seguito una breve check-list:
- valori e visione condivisi: stessa etica del lavoro, stesso modo di intendere la relazione con i clienti;
- competenze complementari: ciò che a te pesa o manca deve essere l’area di eccellenza della tua partner in crime!
- ruoli e confini chiari: chi decide cosa, chi risponde ai clienti, chi firma cosa;
- rituali e strumenti: momenti ricorrenti di confronto, KPI semplici da monitorare con un cruscotto condiviso, canali di comunicazione ben definiti;
- accordi scritti: visione comune, tempi, compensi, proprietà degli asset, eventuali NDA e policy di gestione del progetto comune;
- governance delle decisioni: come si decide quando non c’è accordo? Chi ha l’ultima parola su cosa?
- prova con checkpoint: 3 mesi di test, review a 30/60/90 giorni per decidere se proseguire o correggere;
- termine della collaborazione: preavviso, handover, consegna materiali,…
La socia di cui hai bisogno ora, probabilmente è già dentro di te!
Per giungere alla fine di questo percorso di riflessione, possiamo sintetizzare dicendo che cercare collaborazioni di per sé non è sbagliato, anzi è naturale, specie in una fase di disorientamento come quella dell’avvio di un’attività da freelance. Ma se lo fai senza metodo rischi di infilarti in situazioni spiacevoli da cui poi diventa difficile sganciarti per ritrovare la rotta.
Ricordati sempre che, prima di iniziare a cercare una “socia a caso”, ti serve fare chiarezza su chi sei, cosa vuoi costruire come Professionista e quali competenze aggiuntive ti servono per riuscirci.
Solo così, anche qualora ricevessi proposte di collaborazione da altre professioniste spaventate dalla solitudine, saprai comprendere se ci sono i presupposti per costruire una collaborazione solida, che sostenga davvero il tuo modello di business, o se è meglio rifiutare, perché la persona che ti ha interpellata non ha la solidità necessaria per stare al tuo fianco.
Nei nostri percorsi di Mentoring Professionale ti aiutiamo a costruire il tuo progetto professionale o a rimetterlo a punto, e – quando serve – ti affianchiamo nella scelta delle collaborazioni e consulenze che ti permettono realmente di crescere e sentirti più sicura, evitandoti perdite di tempo e di risorse preziose.

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