Lasciare un lavoro che ti fa stare male • Cristina Pedretti Coach
lasciare un lavoro che ti fa stare male

Lasciare un lavoro che ti fa stare male

“Dopo anni passati a correre per affermarmi professionalmente e costruirmi una solidità economica, ora mi chiedo se questo sia davvero fondamentale… Sono comunque insoddisfatta e sento che ci sono alcuni aspetti importanti della mia vita che ho trascurato troppo…”.

Sempre più donne mi contattano in momenti di profonda insoddisfazione lavorativa nei quali mettono in discussione la loro carriera e i loro sacrifici, per arrivare ad interrogarsi sulla loro stessa identità e sul senso di “stare al mondo”.

Vuoi sapere qual è la prima cosa che dico loro?

Fermati: non è questo il momento di lasciare il tuo lavoro, anche se ti fa stare male!

Anch’io diversi anni fa sono passata da lì e in questo articolo ti racconterò, partendo proprio dalla mia esperienza di crisi personale, come poter affrontare al meglio questi momenti di sconforto, affinché siano utili per ritrovare te stessa, la tua serenità e soddisfazione. 

Metterò inoltre a tua disposizione alcuni strumenti pratici tratti dal lavoro con le mie clienti, dandoti anche qualche consiglio su come vivere in maniera serena il confronto con cap* e collegh*, qualora decidessi che cambiare lavoro adesso è la scelta più saggia per te.


SOMMARIO


Lasciare il lavoro per disperazione non risolverà la tua insoddisfazione

Come accennavo nell’introduzione, il momento peggiore per lasciare il lavoro è quando non ne puoi più. Adesso ti spiego perché.

Anche io tempo fa ho lasciato un lavoro fisso, eppure non l’ho fatto nel momento di massima crisi, ma quando stavo finalmente meglio. Potrà sembrarti paradossale, e invece è proprio così.

Lasciare il lavoro può forse sembrarti l’ultima spiaggia quando ti stai trascinando da tempo in un ambiente che senti nocivo. Può sembrarti una buona idea se ti senti insoddisfatta o irrisolta e non capisci se sia per via del ruolo che ricopri; se non ti interessa più quel settore, se sei stufa di vedere le solite facce, con cui non ti trovi; se semplicemente sei “ammattita” tutto d’un tratto e lì davvero non ce la fai più a stare!

Può sembrarti un’ottima opzione se ad esempio ci vai ogni giorno con le crisi di panico, oppure se hai dei bambini piccoli e dovresti dare alla baby-sitter una cifra che equivarrebbe al tuo stesso stipendio, e allora “tanto vale che me li curi io, dato che li ho voluti!”…

Eppure ancora non mi convinci!

Continuo a ribadire che, anche ammesso che cambiare lavoro sia la soluzione che hai identificato come la migliore, se stai per fare questo passo in un momento in cui ti senti esausta, confusa, delusa, in colpa, senza prospettive

…Allora farlo in questo momento è davvero una pessima idea.

E lo è per vari motivi, che provo a riassumerti di seguito:

  1. le risorse “energetiche” necessarie per un cambio di lavoro sono tante, e quando sei in preda allo sconforto, di certo non ne hai molte da investire;
  2. se lo fai per “scappare da qualcosa” avrai comunque la sensazione di un fallimento o di non aver saputo affrontare una situazione nel modo adeguato (ti sentirai quindi ancora più fragile, incapace, ecc);
  3. se -anziché scappare da lì- affronti la situazione attraverso il confronto e dai l’opportunità a chi sta dall’altra parte di interagire con te, migliori in ogni caso la relazione ed ottieni un potere enormemente più grande nel caso pensassi di tornare in futuro o di collaborare in altra forma;
  4. hai bisogno di chiarezza ed assertività per far fronte alle obiezioni delle persone che ami rispetto alla tua scelta, ed anche, in seguito, rispetto alle conseguenze che questa porta.

Con tutto ciò, non mi fraintendere, non intendo dire che devi restare per sempre dove sei se la situazione ormai ti sta davvero stretta, ma solo che potrebbe per te essere davvero strategico farti supportare nelle valutazioni da qualcuno che ti possa accompagnare a

  • chiarire le tue intenzioni
  • affrontare il presente in modi differenti da quelli che hai tentato fino ad ora
  • verificare le prospettive future.

È quello che hanno fatto diverse donne che mi hanno contattata perchè, come te, sentivano di avere bisogno di una mano per fermarsi ed analizzare.

Con il mio percorso 3MesixSvoltare hanno così evitato che una scelta dettata dall’esasperazione le portasse in una situazione ancora più difficile di quella da cui stavano fuggendo.

Se anche tu, ora, ti trovi in questa situazione di disagio, poniti due domande chiave:

  • Credi sia venuto il momento di cambiare lavoro, assumendoti tutti i rischi del caso con la speranza che “altrove sia meglio”?
  • Oppure pensi sia preferibile restare in un contesto noto, che del resto ha i suoi vantaggi, cambiando però il tuo atteggiamento passivo e sempre a disposizione degli altri in un modo di fare più deciso, che possa aiutarti a trasmettere il tuo valore e soprattutto a farti sentire meglio?

Scopri nel video di seguito come ho risposto alle donne che mi hanno chiesto aiuto per interrompere una situazione per loro insostenibile.

Cosa fare prima di lasciare il lavoro che ti fa stare male

Portando questa mia esperienza di crisi personale in una discussione con la mia community di LinkedIN ne è nato un piacevole scambio di opinioni e visioni, segno che si tratta proprio di un argomento che più ho meno ha toccato tutte noi almeno una volta nella vita.

N. è arrivata al punto di chiedersi se fosse più importante la stabilità o la salute:

Sono più di due anni che vivo questo disagio sul posto di lavoro, non ho il coraggio di lasciarlo perché ho bisogno della stabilità economica che questo posto mi permette ma nello stesso tempo vivo malessere ogni giorno. […] Ho sempre dato più importanza alla stabilità economica ed al contratto indeterminato vista la situazione lavorativa in Italia, ad oggi mi chiedo e più importante questo o la mia salute mentale?

Senza la salute fisica e mentale, ogni altra cosa è comunque meno “stabile” di quanto crediamo.

Se sei nella situazione di N. prima di tutto occupati di te e di stare bene e vedrai che maggior chiarezza ed energie arriveranno per cominciare ad orientare la tua ricerca di lavoro in altri contesti e compiere scelte coraggiose.

L. sottolinea la necessità di fermarsi, riflettere e farsi supportare da qualcun*:

Il mio momento di ribellione e di insoddisfazione mi rendeva totalmente fuori luogo, non ero lucida e di conseguenza non lo sarebbero state neanche le mie scelte. Ho preso una pausa, nel mio caso legata alla maternità, ho riflettuto su quanto mi piacesse fare, su ciò in cui ero capace di dare valore e su come avrei potuto essere davvero utile. Un passo alla volta, formazione dopo formazione, ho scelto di abbandonare la strada che stavo percorrendo. Credo sia fondamentale non essere soli in questo viaggio. Il cambiamento porta con sé paure, momenti delicati, euforia, e avere accanto una persona che sappia starti accanto è la chiave per aprire le porte giuste a mio avviso.

Anche il mio processo che da quel primo sentirmi insoddisfatta mi ha portata al passo finale di lasciare un “posto fisso” per rendermi autonoma è durato qualche anno e non è sempre stato lineare, ma costellato da sali-scendi a diversi livelli. 

Io stessa in momenti di cambiamento strategici ho chiesto aiuto. 

Farsi aiutare è utile soprattutto quando le nostre emozioni anziché guidarci ci fanno perdere lucidità: è umile e confortante sapere di poter chiedere aiuto, e di riceverlo.

 Inoltre è sempre bello ricordarsi che anche i successi personali sono frutto spesso di condivisioni.

A, da professionista nel settore, dà alcuni consigli affinchè siano le opportunità a presentarsi a noi:

Molti professionisti che hanno un’occupazione stabile pensano che non sia un loro problema cercare un nuovo lavoro. Non sono d’accordo. È importante, infatti, tenere sempre occhi e orecchie ben aperti e non abbandonare mai completamente il mercato del lavoro anche se non si è in fase di ricerca attiva.

Cosa significa nella pratica?

– aggiornare gli strumenti di candidatura con l’ultima esperienza lavorativa,

– quando si vede un’opportunità di interesse, ci si dovrebbe candidare;

– coltivare la propria rete di contatti

Cercare un lavoro con l’acqua alla gola non è piacevole per nessuno e, oltre a creare stress in fase di ricerca, non giova al vostro potere contrattuale. Spesso bisogna darsi tempo affinché tutto ciò che deve maturare lo faccia.

Quindi, prima di tutto, cerca di capire da dove viene questa insoddisfazione che imputi al lavoro per poi valutare cosa puoi fare per sentirti subito meglio o trovare delle alternative veramente in linea con i tuoi desideri.

Molto spesso quello che percepisci è solo un sintomo superficiale di un mix di disagi e bisogni inespressi che ti toccano in modo più generale, come donna e come persona a 360°.

Nel prossimo video ti spiego come approcciarti a questo senso di frustrazione grazie ad alcuni casi pratici di mie clienti con le quali, durante il mio percorso 3MesixSvoltare ho lavorato non solo sull’aspetto lavorativo ma su diversi aspetti della loro vita. 

Vedrai come, in questo modo, sia possibile riuscire a trovare l’origine della tua insoddisfazione e decidere quindi come agire per farla evolvere in qualcosa di positivo.

Quando ho conosciuto Emanuela lei era nel pieno di una profonda crisi personale e professionale, in un momento in cui le sue ambizioni l’avevano portata troppo lontana dai valori per lei veramente importanti. ​​

Ho amato lavorare con Emanuela perché aveva bisogno di tornare ad essere quella che è veramente: quel tipo di donna che ammiro, e che sempre più spesso vorrei vedere nelle famiglie, nelle aziende, nel mondo.

Come spesso capita in quei momenti bui, non sapeva più da dove partire per sbrogliare la matassa di quella situazione tanto complicata e dolorosa; non riconosceva chiaramente nemmeno quali fossero i suoi valori e non sapeva addirittura più riconoscersi in una routine sempre troppo frenetica.

Con tanto coraggio, e nonostante la paura di perdersi definitivamente, grazie al lavoro insieme si è finalmente ritrovata.

Ora Emanuela sa di nuovo chi è, sa che cosa vuole e cosa non vuole. 

Ma soprattutto sa come esprimerlo al lavoro, a casa, nel suo tempo per sé.

È infatti tornata ad essere una presente e radiosa, ed una manager migliore di quanto non fosse mai stata.

Quanto è importante che ci siano donne come Emanuela! Donne che sappiano mettersi in discussione anche quando fa male, che vogliano essere uno sprone per le proprie bimbe, oltre che per tante altre donne di oggi e di domani.

Ed io sono onorata di aver aiutato lei ad essere un esempio di come sia sempre possibile superare il buio e tornare ad essere felici nel ritrovare il proprio equilibrio ed il proprio senso.

Ho paura di dire al mio capo che mi licenzio

Come ti dicevo all’inizio dell’articolo, anche io stessa ho attraversato un momento di profonda crisi lavorativa e ne parlo spesso con le mie clienti che stanno seguendo il percorso 3MesixSvoltare e che si trovano in una simile situazione di forte disagio.

Racconto loro come mi sono comportata io in quella fase; come ho adottato un approccio “passo passo” che è lo stesso che consiglio loro di mantenere in un momento così delicato.

Sei anni fa, la prima cosa che ho fatto, seppur possa sembrare banale e strana, è stata quella di FERMARMI! 

Fermarmi per prendere le distanze e capire che stavo vivendo un disagio importante.

Poi ho manifestato al mio superiore il mio disagio, non tenendolo solo per me.

Infine, in seguito al confronto, ho trovato la maniera per prendere del tempo per me.

Nel momento in cui ti trovi in una situazione così difficile la cosa peggiore che puoi fare è prendere delle scelte di pancia: a distanza di tempo potresti infatti trovarti pentita perché la scelta era stata fatta in un momento di poca lucidità, senza aver valutato i pro e i contro, senza aver esplorato te stessa e i tuoi desideri.

Ora che sei ferma invece, che ti stai prendendo il tuo tempo, chiediti:

  • Da dove viene questo senso di insoddisfazione o crisi?
  • Cosa in particolare ti sta creando difficoltà nella tua situazione professionale? 
  • È qualcosa legato alle relazioni con le persone? Oppure al ruolo che rivesti? Oppure nella tua attività od organizzazione non ritrovi i tuoi valori personali? 

Solo individuando esattamente il bandolo della matassa diventa possibile affrontare la situazione pezzo per pezzo, in maniera graduale, ascoltando anche lo stato emotivo in cui ti trovi in questo momento.

Bene, ora che ti sei ascoltata e hai deciso di dimetterti, vediamo insieme come puoi farlo nella maniera più serena possibile.

L. durante il nostro percorso 3MesixSvoltare mi ha raccontato di come, nella sua vita, sia sempre stato semplice prendere la decisione di dimettersi ma quanto, al contrario, non sia stato sereno il momento di doverlo dire a* su* responsabili. 

Sentiva una sensazione di senso di colpa e tradimento verso l’azienda che non le permetteva di vivere serenamente questo nuovo passo della sua vita e godere appieno della gioia del suo cambiamento.

Cosa ho consigliato di fare a L. e di conseguenza, consiglio a te, una volta che la decisione di dimetterti si è fatta finalmente forte e chiara?

Vuoi saperne di più sul mio percorso 3MesixSvoltare©?

Consigli pratici per lasciare il lavoro

1- Verifica gli aspetti burocratici

  • Prima di tutto cerca quanti giorni di preavviso devi dare: lo trovi sul contratto che hai sottoscritto oppure cercando in internet il CCNL di riferimento (se non sei sicura contatta un patronato che ti saprà sicuramente supportare). 
  • Verifica come rassegnare le dimissioni volontarie: dal 2016 infatti non è più necessario presentare una lettera di dimissioni ma la procedura è completamente telematica.

2- Arriva preparata! 

Quando ti troverai di fronte a* tu* responsabili, con cui hai vissuto tanti giorni della tua vita, gioie e dolori, le emozioni saranno tante, quindi il modo migliore per affrontarle è proprio quella di avere pronto un discorso dove inquadri lucidamente gli aspetti chiave:

  • elenca prima gli aspetti positivi della vostra collaborazione lavorativa;
  • spiega le motivazioni della tua scelta in maniera chiara e sicura;
  • lascia la parola a loro ed, eventualmente concedigli del tempo per riflettere.

3- E se ti fanno una controproposta?

Non te l’aspettavi? Invece la maggior parte delle volte succede proprio così, perchè hanno apprezzato il tuo lavoro, sanno cosa si perdono e fanno di tutto per farti cambiare idea. Se non arrivi pronta anche a questo, rischi di rimanere spiazzata.

Quindi, per non farti trovare impreparata, pensa fin da subito a quali condizioni valuteresti di restare in azienda. Se accetteranno tutte le condizioni prenditi comunque del tempo per valutare a freddo la controproposta.

4- Mantieni delle buone relazioni

Hai fatto la tua scelta quindi la cosa migliore da fare è ribadire gli aspetti positivi della vostra collaborazione.

Lasciati in buoni rapporti perchè nel mondo del lavoro di oggi i leads sono un aspetto da non sottovalutare: è sempre importante che le persone abbiano un buon ricordo di te, per eventuali recensioni positive oppure per lasciarti una porta aperta nel caso pensassi in futuro di collaborare nuovamente con loro sotto un’altra forma.

Ho lasciato il lavoro e sono rinata

Arrivate a questo punto ti chiederai dunque come sto 3 anni dopo aver cambiato vita.

Mi trovi proprio nel momento dell’anno in cui festeggio il mio anniversario dal giorno in cui ho deciso di lasciare il mio “posto fisso” per svolgere in proprio quelle attività di formazione e coaching che da tempo portavo avanti dentro ad una cornice che non sentivo veramente mia (o almeno non più).

Vuoi sapere cosa ti stai perdendo in questo momento in cui ti stai crogiolando nella fase di valutazione? 

So benissimo come ti senti: in cuor tuo vorresti avere la certezza matematica che cambiando vita le cose andranno sicuramente bene e che ti sentirai soddisfatta.

Prima lascia che ti dica 2 cose:

  • punto 1 – non lo saprai mai. La sola certezza che potrai avere sarà quella di averci provato e di non avere rimpianti in futuro.
  • punto 2 – in merito ai risultati questi potranno dipendere in buona parte da te! C’è una gran parte di essi che deriverà dal tuo impegno, dalla tua capacità strategica, dalle tue abilità e una piccola parte invece che dipenderà da altro, compreso tutto ciò che non potrai pianificare.

Questa si chiama vita (e penso che la pandemia da cui stiamo faticosamente uscendo ci abbia insegnato che anche quando “sembra tutto sicuro” di sicuro non c’è proprio un bel niente).

Detto questo, ecco quello che ti avevo promesso: la risposta alla domanda: “come si sta esattamente 3 anni dopo aver cambiato vita?!”

e la risposta è: “Da Dio!”.

…se la vita che hai scelto di vivere ti corrisponde esattamente.


Ora che abbiamo chiarito la cornice, ecco in elenco cosa ti stai perdendo se continui a rimandare il momento in cui comincerai ad agire in modo diverso da come hai sempre fatto, per trascinarti nel presente per inerzia, sperando che il futuro sia migliore.

  • Enorme soddisfazione personale.
  • Senso di allineamento con te stessa e totale congruenza.
  • La stima delle persone che hai accanto (che si trasforma in invidia da parte di chi si sente “in competizione” con te, ma questo non ti toccherà).
  • Senso di pienezza nel goderti i momenti di riposo o di relax.
  • Gioia immensa nel leggere l’orgoglio negli occhi di chi ti ama.
  • Maggiori energie e sorrisi per i tuoi cari.
  • Voglia di fare alle stelle.
  • Grandissima capacità di concretizzare.
  • Senso chiaro della direzione che desideri dare alla tua vita.
  • Capacità di organizzarti come veramente desideri.
  • Una nuova percezione della ricchezza e capacità di generarla, che deriva dalla capacità di darti un valore differente e di fare in modo che sia percepito dagli altri.
  • Il desiderio di evolverti ancora e la capacità di stimolare anche le persone a te vicine a raggiungere questo “stato di grazia”!

Credo che potrei continuare per ore ad allungare questa lista, ma direi che basta così, altrimenti se ti svelo tutto che gusto avrai nel fare le tue scoperte!?

…se anche soltanto 2 delle cose che ti ho elencato sopra sono nei tuoi desideri, dammi retta: vale la pena cambiare vita.

se ne individui 3 o più: fallo ora, è il momento buono!

Se anche tu continui ad ingannarti e da sola non fai altro che affondare ancora di più nella tua frustrazione, sarò felice di offrirti il mio supporto professionale per uscire da questo stallo!

Fissa la tua call informativa gratuita: faremo insieme una diagnosi della tua situazione attuale e per capire se il mio percorso può essere risolutivo per te, come per molte altre donne che si sentivano inadeguate e che sono poi riuscite, con il mio aiuto, a valorizzarsi in modo efficace, raggiungendo i propri obiettivi professionali.

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