Lasciare un lavoro che ti fa stare male

“Dopo anni passati a correre per affermarmi professionalmente e costruirmi una solidità economica, ora mi chiedo se questo sia davvero fondamentale… Sono comunque insoddisfatta e sento che ci sono alcuni aspetti importanti della mia vita che ho trascurato troppo…”.

Sempre più donne mi contattano in momenti di profonda insoddisfazione lavorativa nei quali mettono in discussione la loro carriera e i loro sacrifici, per arrivare ad interrogarsi sulla loro stessa identità e sul senso di “stare al mondo”.

Vuoi sapere qual è la prima cosa che dico loro?

Fermati: non è questo il momento di lasciare il tuo lavoro, anche se ti fa stare male!

Anch’io diversi anni fa sono passata da lì e in questo articolo ti racconterò, partendo proprio dalla mia esperienza di crisi personale, come poter affrontare al meglio questi momenti di sconforto, affinché siano utili per ritrovare te stessa, la tua serenità e soddisfazione. 

Metterò inoltre a tua disposizione alcuni strumenti pratici tratti dal lavoro con le mie clienti, dandoti anche qualche consiglio su come vivere in maniera serena il confronto con cap* e collegh*, qualora decidessi che cambiare lavoro adesso è la scelta più saggia per te.


SOMMARIO


Lasciare il lavoro per disperazione non risolverà la tua insoddisfazione

Come accennavo nell’introduzione, il momento peggiore per lasciare il lavoro è quando non ne puoi più. Adesso ti spiego perché.

Anche io tempo fa ho lasciato un lavoro fisso, eppure non l’ho fatto nel momento di massima crisi, ma quando stavo finalmente meglio. Potrà sembrarti paradossale, e invece è proprio così.

Lasciare il lavoro può forse sembrarti l’ultima spiaggia quando ti stai trascinando da tempo in un ambiente che senti nocivo. Può sembrarti una buona idea se ti senti insoddisfatta o irrisolta e non capisci se sia per via del ruolo che ricopri, se non ti interessa più quel settore, se sei stufa di vedere le solite facce, con cui non ti trovi; se semplicemente sei “ammattita” tutto d’un tratto e lì davvero non ce la fai più a stare!

Può sembrarti un’ottima opzione se ad esempio ci vai ogni giorno con le crisi di panico, oppure se hai dei bambini piccoli e dovresti dare alla baby-sitter una cifra che equivarrebbe al tuo stesso stipendio, e allora “tanto vale che me li curi io, dato che li ho voluti!”…

Eppure ancora non mi convinci!

Continuo a ribadire che, anche ammesso che cambiare lavoro sia la soluzione che hai identificato come la migliore, se stai per fare questo passo in un momento in cui ti senti esausta, confusa, delusa, in colpa, senza prospettive…Allora è davvero una pessima idea.

E lo è per vari motivi, che provo a riassumerti di seguito:

  1. le risorse “energetiche” necessarie per un cambio di lavoro sono tante, e quando sei in preda allo sconforto, di certo non ne hai molte da investire;
  2. se lo fai per “scappare da qualcosa” avrai comunque la sensazione di un fallimento o di non aver saputo affrontare una situazione nel modo adeguato (ti sentirai quindi ancora più fragile, incapace, ecc);
  3. se -anziché scappare da lì- affronti la situazione attraverso il confronto e dai l’opportunità a chi sta dall’altra parte di interagire con te, migliori in ogni caso la relazione ed ottieni un potere enormemente più grande nel caso pensassi di tornare in futuro o di collaborare in altra forma;
  4. hai bisogno di chiarezza ed assertività per far fronte alle obiezioni delle persone che ami rispetto alla tua scelta, ed anche, in seguito, rispetto alle conseguenze che questa porta.

Con tutto ciò, non mi fraintendere, non intendo dire che devi restare per sempre dove sei se la situazione ormai ti sta davvero stretta, ma solo che potrebbe essere strategico farti supportare nelle valutazioni da qualcuno che ti possa accompagnare a

  • chiarire le tue intenzioni
  • affrontare il presente in modi differenti da quelli che hai tentato fino ad ora
  • verificare le prospettive future.

È quello che hanno fatto diverse donne che mi hanno contattata perchè, come te, sentivano di avere bisogno di una mano per fermarsi ed analizzare. Grazie al percorso 3MesixSvoltare hanno evitato che una scelta dettata dall’esasperazione le portasse in una situazione ancora più difficile di quella da cui stavano fuggendo.

Se in questo momento ti trovi in crisi professionale ma non sai come muoverti, ti suggerisco di dedicare 3 minuti alla compilazione di questo TEST: l’ho creato sulla base dell’esperienza con le decine di donne che in questi anni ho sostenuto nella loro svolta verso la realizzazione che desideravano.

Cosa fare prima di lasciare un lavoro che ti fa stare male

Portando la mia esperienza di crisi personale del 2018 in una discussione con la mia community di LinkedIN ne è nato un piacevole scambio di opinioni e visioni, segno che si tratta di un argomento che tocca molte di noi.

N. è arrivata al punto di chiedersi se fosse più importante la stabilità o la salute:

Sono più di due anni che vivo questo disagio sul posto di lavoro, non ho il coraggio di lasciarlo perché ho bisogno della stabilità economica che questo posto mi permette ma nello stesso tempo vivo malessere ogni giorno. […] Ho sempre dato più importanza alla stabilità economica ed al contratto indeterminato vista la situazione lavorativa in Italia, ad oggi mi chiedo e più importante questo o la mia salute mentale?

Senza la salute fisica e mentale, ogni altra cosa è comunque meno “stabile” di quanto crediamo.

Se sei nella situazione di N. prima di tutto occupati di te e di stare bene e vedrai che maggior chiarezza ed energie arriveranno per cominciare ad orientare la tua ricerca di lavoro in altri contesti e compiere scelte coraggiose.

L. sottolinea la necessità di fermarsi, riflettere e farsi supportare da qualcuno:

Il mio momento di ribellione e di insoddisfazione mi rendeva totalmente fuori luogo, non ero lucida e di conseguenza non lo sarebbero state neanche le mie scelte. Ho preso una pausa, nel mio caso legata alla maternità, ho riflettuto su quanto mi piacesse fare, su ciò in cui ero capace di dare valore e su come avrei potuto essere davvero utile. Un passo alla volta, formazione dopo formazione, ho scelto di abbandonare la strada che stavo percorrendo. Credo sia fondamentale non essere soli in questo viaggio. Il cambiamento porta con sé paure, momenti delicati, euforia, e avere accanto una persona che sappia starti accanto è la chiave per aprire le porte giuste a mio avviso.

Il processo che ha portato anche me da quel primo sentirmi insoddisfatta alla decisione di lasciare un “posto fisso” per rendermi autonoma è durato qualche anno e non è sempre stato lineare, ma costellato da sali-scendi a diversi livelli. 

Io stessa in quei momenti di cambiamento faticosi, ho chiesto aiuto. 

Quanto il tuo lavoro ti sta rendendo felice?

Scoprilo con questo test

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Farsi aiutare è utile soprattutto quando le nostre emozioni anziché guidarci ci fanno perdere lucidità: è umile e confortante sapere di poter chiedere aiuto, e di riceverlo.

Inoltre è sempre bello ricordarsi che anche i successi personali sono frutto spesso di condivisioni.

Cercare un lavoro con l’acqua alla gola non è piacevole per nessuno e, oltre a creare stress in fase di ricerca, non giova alla capacità negoziale. Spesso bisogna darsi tempo affinché tutto ciò che deve maturare lo faccia.

Quindi, prima di tutto, cerca di capire da dove viene l’insoddisfazione che imputi al lavoro per poi valutare cosa puoi fare per sentirti subito meglio o trovare delle alternative veramente in linea con i tuoi desideri.

Molto spesso quello che percepisci è solo un sintomo superficiale di un mix di disagi e bisogni inespressi che ti toccano in modo più generale, come donna e come persona a 360°.

Quando ho conosciuto Emanuela lei era nel pieno di una profonda crisi personale e professionale, in un momento in cui le sue ambizioni l’avevano portata troppo lontana dai valori per lei veramente importanti. ​​

Ho amato lavorare con Emanuela perché aveva bisogno di tornare ad essere quella che è veramente: quel tipo di donna che ammiro, e che sempre più spesso vorrei vedere nelle famiglie, nelle aziende, nel mondo.

Come spesso capita in quei momenti bui, non sapeva più da dove iniziare a sbrogliare la matassa di quella situazione tanto complicata e dolorosa: non sapeva quali fossero i suoi valori e si trovava in preda ad una routine sempre troppo frenetica.

Con tanto coraggio, e nonostante la paura di perdersi definitivamente, grazie al lavoro insieme si è finalmente ritrovata. Al termine del percorso Emanuela aveva ben chiaro chi volesse essere, che cosa facesse per lei e cosa no. E soprattutto ha imparato ad esprimerlo al lavoro, a casa, nel suo tempo per sé.

È infatti tornata ad essere una madre presente, ed una manager migliore di quanto non fosse mai stata.

3MesiXSvoltare

Ha già aiutato decine di donne a realizzare le proprie ambizioni. Se vuoi scoprire come, clicca il pulsante per saperne di più!

Quanto è importante che ci siano donne come Emanuela! Donne che sappiano mettersi in discussione anche quando fa male, che vogliano essere uno sprone per le proprie bimbe, oltre che per tante altre donne di oggi e di domani.

Ed io sono onorata di aver aiutato lei ad essere un esempio di come sia sempre possibile superare il buio e tornare ad essere felici nel ritrovare il proprio equilibrio ed il proprio senso.

Ho paura di dire al mio capo che mi licenzio

Come ti dicevo all’inizio dell’articolo, io stessa ho attraversato un momento di profonda crisi lavorativa e quando è venuto il momento di cambiare traiettoria ho adottato un approccio “passo passo” che è lo stesso che consiglio anche alle mie clienti quando si trovano in un momento delicato come quello delle dimissioni.

L’anno prima di prendere la mia decisione definitiva, la prima cosa che ho fatto, è stata quella di fermarmi. Frullata com’ero dal lavoro non mi stavo dando modo per prendere le distanze e capire che stavo vivendo un disagio importante.

Poi ho manifestato al mio superiore il mio disagio, evitando che si ingigantisse dentro di me come se fosse solo un mio problema. Infine, in seguito al confronto, ho trovato la maniera per prendermi del tempo, rinegoziando il mio ruolo e le mie mansioni con uno spostamento di sede e recuperando così 2 o 3 ore di vita al giorno.

Questo mi ha aiutato ad evitare un burnout ormai quasi inevitabile e mi ha dato modo di ascoltarmi con attenzione, per poi fare una scelta ponderata.

Nel momento in cui ti trovi in sovraccarico la cosa peggiore che puoi fare è fare scelte di pancia, rischiando di pentirti in futuro per non averne accuratamente ponderato le conseguenze.

Prendendoti il tuo tempo, avrai invece modo di chiederti:

  • Da dove viene questa insoddisfazione?
  • Cosa in particolare mi sta creando difficoltà? 
  • È qualcosa legato alle relazioni con le persone? Oppure al ruolo? O a un disallineamento di valori?

Solo individuando esattamente l’origine della tua crisi sarà possibile affrontare la situazione un passo alla volta, in maniera graduale, considerando anche lo stato emotivo e le energie che hai a disposizione in questo momento.

Se hai bisogno di un supporto per questa messa a fuoco, iniziare questo breve TEST può esserti utile: in meno di 3 minuti riceverai una diagnosi della tua situazione attuale e un suggerimento specifico sul primo passo da mettere in atto.

…Mettiamo però il caso che tu abbia già ponderato tutto ciò che ti ho suggerito e che la direzione sia chiara: licenziarti. Può darsi che il momento del confronto con i responsabili ti inquieti, magari come tante altre donne che mi hanno chiesto aiuto vivi uno strano mix di sensazioni tra adrenalina e senso di colpa.

Anche in questo caso quindi serve procedere con calma, misurando ogni mossa, vediamo come.

Consigli pratici per lasciare il lavoro

1- Verifica gli aspetti burocratici

  • Prima di tutto verifica quanti giorni di preavviso devi dare: lo trovi sul contratto che hai sottoscritto oppure cercando in internet il CCNL di riferimento (se non sei sicura contatta un patronato che ti saprà sicuramente supportare). 
  • Verifica poi la procedura prevista per rassegnare le dimissioni volontarie e definisci le tue tempistiche.

2- Arriva preparata! 

Quando ti troverai di fronte ai tuoi responsabili, arriva preparata al colloquio, affrontando tutti gli aspetti chiave:

  • spiega le motivazioni della tua scelta in maniera chiara e sicura;
  • lascia la parola a loro ed eventualmente concedi del tempo per riflettere.

3- E se ti fanno una controproposta?

Non te l’aspettavi? Spesso invece accade perché anche se non te lo hanno mai riconosciuto hanno apprezzato il tuo lavoro (consapevolezza amara a questo punto, lo so…): hanno capito cosa si perdono e fanno di tutto per farti cambiare idea. Se non arrivi pronta anche a questo, rischi di rimanere spiazzata.

Per non farti trovare impreparata, pensa fin da subito quali condizioni valuteresti per restare in azienda. Se accetteranno tutte le tue richieste, prenditi comunque del tempo per valutare a freddo la controproposta.

4- Mantieni delle buone relazioni

Hai fatto la tua scelta quindi la cosa migliore da fare è preservare gli aspetti positivi della collaborazione. Mi auguro che ce ne siano stati, ma non è raro purtroppo incontrare storie di donne vittime di contesti di lavoro tossici o sfinite dal sessismo quotidiano, che non vedono l’ora di andarsene proprio perché sono rimaste troppo tempo in ambienti intrisi di negatività.

Se questo è anche il tuo caso, lasciare sarà semplicemente una liberazione: fallo nel modo più asciutto possibile evitandoti strascichi emotivi.

Se invece la scelta è dovuta ad altri motivi e sei relativamente serena, lasciati in buoni rapporti e magari continua a coltivare le relazioni più interessanti e positive per te anche in futuro.

Ho lasciato il lavoro e sono rinata

Arrivate a questo punto ti chiederai dunque come sto dopo aver cambiato vita.

Luglio è il momento dell’anno in cui festeggio il mio anniversario dal giorno in cui ho deciso di lasciare il mio “posto fisso” per svolgere in proprio quelle attività di formazione e coaching che da tempo portavo avanti dentro ad una cornice che non sentivo veramente mia (o almeno non più).

So benissimo come ti senti: in cuor tuo vorresti avere la certezza matematica che cambiando vita le cose andranno sicuramente bene e che ti sentirai soddisfatta.

Prima lascia che ti dica 2 cose:

  • punto 1 – non lo saprai mai. La sola certezza che potrai avere sarà quella di averci provato e di non avere rimpianti in futuro.
  • punto 2 – in merito ai risultati questi potranno dipendere in buona parte da te! C’è una gran parte di essi che deriverà dal tuo impegno, dalla tua capacità strategica, dalle tue abilità e una parte invece che dipenderà da altro, compreso tutto ciò che non potrai pianificare.

Questa si chiama vita (e penso che la pandemia da cui stiamo faticosamente uscendo ci abbia insegnato che anche quando “sembra tutto sicuro” di sicuro non c’è proprio un bel niente).

Detto questo, ecco quello che ti avevo promesso: la risposta alla domanda: “come si sta dopo aver cambiato vita?!” e la risposta è: “Da Dio!”…se la vita che hai scelto di vivere ti corrisponde esattamente.


Le donne che in questi anni si sono affidate a me per cambiare lavoro o vita hanno guadagnato:

  • senso ed energia nella loro routine
  • riconoscimento professionale
  • spazio per i loro talenti e competenze ed il loro potenziale che prima era inespresso o bloccato
  • senso di allineamento con se stesse
  • la stima delle persone più care
  • capacità di focalizzarsi e concretizzare
  • il desiderio di evolversi ancora e la capacità di stimolare anche le persone a loro vicine a raggiungere questo “stato di grazia”!

Credo che potrei continuare per ore ad allungare questa lista, ma direi che basta così, altrimenti se ti svelo tutto che gusto avrai nel fare le tue scoperte!?

…se anche soltanto 2 delle cose che ti ho elencato sopra sono nei tuoi desideri, dammi retta: vale la pena cambiare vita. E se ne individui 3 o più: fallo ora, è il momento buono!

Tra te e la tua realizzazione c’è solo un click di distanza!

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