DI COSA PARLA QUESTO ARTICOLO
Trovandomi sempre più spesso ad accompagnare donne con ruoli o impieghi di alto livello nella loro evoluzione personale e professionale, mi capita di parlare con persone per cui lavorare non è una necessità di sostentamento, ma di sopravvivenza emotiva. Si tratta di manager, imprenditrici e professioniste che si sentono inaridite dalla loro routine, percepiscono una sensazione di inutilità e, per questo, desiderano mettersi in gioco, dando un senso più autentico e personale al proprio percorso di vita.
Alcune di loro sono figlie di imprenditori che hanno da poco iniziato a muovere i primi passi come freelance; altre sono ex dirigenti o manager appena rientrate in Italia dopo anni di lavoro all’estero, che hanno la necessità di ricostruire una nuova vita; altre ancora sono imprenditrici che conducono aziende di successo, ma sentono che manchi loro qualcosa: la possibilità di avere un impatto più diretto sulle cause che sostengono, o un allineamento più profondo tra ciò che sono e ciò che fanno, attraverso la scoperta della loro missione autentica.
Donne diverse tra loro, che hanno però un aspetto in comune: la libertà di poter scegliere, ma anche la difficoltà di farlo davvero, libere da condizionamenti. Perché la scelta di lasciare un lavoro ben pagato, una posizione sociale riconosciuta, o un contesto imprenditoriale consolidato non è mai banale, nemmeno quando i soldi non sono un problema.
SOMMARIO
- Lasciare un lavoro ben retribuito per sentirsi finalmente libere
- Guadagnare meno per vivere meglio: perché può essere un affare
- Vuoi lavorare in proprio? Parti dal tuo capitale umano
- Non sei in cerca di un altro lavoro: sei in cerca di un’altra vita
- Dalla performance all’impatto: cambiare mindset per cambiare vita
- Storie di donne che hanno scelto di esporsi all’incertezza, per vivere meglio
- Investire su di te non è un capriccio: è la forma più evoluta di responsabilità
- Se il problema non sono i soldi, allora qual è?
Lasciare un lavoro ben retribuito per sentirsi finalmente libere
“Mi alzo ogni mattina con un senso di vuoto al pensiero di trascinarmi ancora a fare le stesse cose: so che potrei non lavorare più per il resto della mia vita, ma non riesco a prendere la decisione di valutare un cambiamento così, a cuor leggero.”
La vita in azienda o da imprenditrice spesso garantisce riconoscimento, stabilità, status. Ma quando questi elementi non sono più sufficienti a sostenere la motivazione emerge un senso di vuoto, di fronte al quale, per molte, la risposta arriva con lentezza, tra dubbi, sensi di colpa e la paura di essere giudicate come “incoerenti” o “ingrate”:
“Ma che cosa penseranno di me se lasciassi l’azienda per avviare un nuovo progetto? Mi prenderebbero per una bambina viziata che ha solo voglia di giocare e che non è capace di portare avanti le sue responsabilità!”
O, ancora:
“Mio marito non aspetta altro che io interrompa l’incarico di dirigenza per stare a casa con i bambini: ma non capisce che così impazzirei! Non voglio cambiare per lavorare meno, ma per realizzare finalmente il progetto che ho in mente da anni!”
Capricci da bambine: questo è il modo con cui, ancora oggi, la nostra società è solita chiamare le ambizioni delle donne, anche quando si tratta di manager preparate e con la testa sulle spalle e non di sprovvedute prive di capacità.
Da questa prospettiva profondamente maschilista, pochi comprendono che lasciare un lavoro ben pagato o una posizione di prestigio possa rappresentare un atto lucido e responsabile con cui onorare se stesse e i propri desideri di evoluzione, piuttosto che un modo per entrare nella dimensione dell’“angelo del focolare”.
Il paradosso: guadagnare meno e lavorare di più per vivere meglio
Già, perché quando le tue scelte non sono condizionate da una necessità economica, si apre uno spazio potente: quello del desiderio. Desiderio di creare, di essere utile, di avere un impatto.
Lasciare un ruolo ben retribuito per dedicarti a qualcosa che ti fa sentire viva può significare investire più tempo, denaro ed energie per guadagnare meno, almeno all’inizio. Ma in cambio ottieni qualcosa che non ha prezzo: la possibilità di scegliere i tuoi progetti, i tuoi ritmi, le persone con cui collaborare.
È un passaggio di paradigma: ti fa smettere di misurare il valore solo in termini di conto in banca o perchè accosti il tuo nome a quello di un grande brand e ti porta a considerare la rendita emotiva e il senso di allineamento esistenziale come parametro centrale.
Questo è stato il faro che mi ha guidata nel 2019 a decidere di lasciare il mio lavoro come dipendente per avviare il mio progetto autonomo. In realtà a quell’epoca non potevo permettermi di non lavorare o vivere di rendita, ma mi ero data l’obiettivo – ambizioso ma comunque fattibile per il punto in cui mi trovavo allora – di poter mantenere come freelance lo stesso tenore di vita che avevo condotto fino a quel momento, ma con la possibilità di decidere quali progetti realizzare, con chi collaborare e come organizzare le mie giornate.
In un modo che procede a ritmo sempre più rapido e che consuma prodotti, idee, pensieri, il vero lusso è vivere la vita in modo che ogni attimo abbia per noi energia e senso.
E, a dispetto di quanto molti dicono, possiamo farlo investendo su noi stesse – anche – attraverso il nostro lavoro.
Lasciare un lavoro ben pagato per essere più felici può significare anche dover lavorare di più, in una fase iniziale.
Ma non credo che questo sia un problema per te se stai valutando il cambiamento per ritrovare energie e sei una donna che – come me e la maggior parte delle mie clienti – si ricarica “facendo appassionatamente” invece che guadagnando tempo libero.
Per quanto mi riguarda, dopo nemmeno un anno di lavoro autonomo avevo già raggiunto e superato ampiamente il mio obiettivo economico. Il mio modo di gestire il tempo, mantenendolo sempre denso di attività e progetti non era cambiato rispetto a prima, ma dal giorno delle mie dimissioni ogni momento della mia giornata ha cominciato ad avere un significato preciso per la mia visione complessiva e ha contribuito a rendermi sempre più grata ed appassionata (anche nei momenti “no” che comunque capitano!).
Per costruire un progetto di senso, parti dal tuo capitale umano
Credo di averti dato un’idea concreta, attraverso la mia esperienza, di cosa intendo quando parlo di “investire su di sé”.
Non intendo dire che devi iscriverti a corsi motivazionali o percorsi di crescita personale e di auto-aiuto, ti sto consigliando di intraprendere un vero e proprio lavoro di valorizzazione del tuo capitale umano: quell’insieme unico di competenze, esperienze, intuizioni, visione, reputazione e relazioni che hai costruito nel tempo.
Ogni persona ha il suo, ma pochissime ne sono consapevoli. Lavorare con le mie clienti alla mappatura del loro potenziale, facendo emergere anche quello nascosto per metterlo in valore è in assoluto una delle cose che mi entusiasma di più!
Molte donne con un passato dirigenziale o imprenditoriale faticano a riconoscere obiettivamente il proprio valore, perché per anni è stato inglobato nell’identità di brand dell’azienda.
Pensa per un attimo a te stessa: quanto senti di valere?
Se hai contribuito a creare anche solo una parte del successo dell’azienda in cui operi, che sia la tua o quella di altri, significa che disponi di un capitale e di una capacità di crearlo. Significa, inoltre, che lo hai costruito anche per te stessa, e che ora è il momento di metterlo a rendita!
Probabilmente anche tu non ne sei consapevole, perché non hai mai pensato di mettere in valore tutto ciò che sei, che sai e che rappresenti. Questo però è ciò che avviene quando decidi di lanciare un progetto di consulenza indipendente o un’attività in libera professione: il capitale principale da investire non è tanto quello economico (che può certamente servire) ma appunto quello umano che può davvero aiutarti a fare la differenza.
Il primo passo quindi è prendere consapevolezza del fatto che disponi già di risorse straordinarie: per avviare un nuovo progetto che ti faccia sentire viva non sempre serve reinventarti da zero, a volte basta rileggere in chiave evolutiva ciò che già possiedi.
Per esperienza, ti dico anche che ragionare su questi aspetti ti permetterà di sentirti sollevata dal senso di colpa e di inferiorità che provi se la tua traiettoria indipendente ti sta portando ad allontanarti da un’impresa di famiglia. Diventerai più consapevole di quanto vali e del fatto che le tue ambizioni abbiano diritto di esistere per se stesse, e non in base al metro di giudizio delle persone che ti stanno accanto e che le “filtrano” in base ai loro interessi personali, proiettando su di te le loro aspettative, non sempre (quasi mai) in linea con i tuoi desideri o bisogni.
Non sei in cerca di un altro lavoro: sei in cerca di un’altra vita
Ecco svelato uno dei motivi per cui – anche se le cose funzionano apparentemente molto bene per te dal punto di vista professionale, senti di aver bisogno come l’aria di una svolta: non ti serve emanciparti a livello culturale o di esperienza professionale, ma autodeterminarti, smarcandoti da un contesto che conosci fin troppo bene e che, a tratti, sta cominciando a diventare asfissiante.
Forse hai già interpellato qualche coach in passato: magari lo hai ingaggiato per aiutarti a gestire l’azienda o il team e probabilmente avrai fatto anche qualche percorso psicologico per risolvere qualche conflitto in famiglia, o per sostenere il confronto con i tuoi superiori, nei momenti cruciali della tua carriera.
Grazie a quello qualcosa si è mosso: ti sei sentita mediamente più consapevole e un po’ più sicura di te, ma niente ha davvero funzionato come desideravi. Il tempo passa e ti ritrovi ancora a rimuginare sulle stesse decisioni di sempre, incapace di prenderle nel concreto:
Lasciare tutto e cambiare vita? Avrò mail il coraggio di farlo?
Lo so bene, perchè il punto è che non stai cercando strumenti che ti aiutino a “starci dentro” quando non ne puoi più o a gestire l’emergenza, ma desideri un aiuto per compiere quel passo verso la tua nuova vita, sapendo che solo in quel modo potrai sentirti davvero in pace con te stessa.
Il salto evolutivo è grande, ma è la sfida per la quale ti senti pronta, sebbene con un po’ di paura: vuoi finalmente usare il tuo tempo, le tue competenze e il tuo potenziale per qualcosa che abbia senso, che lasci un segno.
A dispetto di ciò che pensa chi ti vorrebbe frenare, non è un salto nel vuoto, ma un atto di coerenza. Non ti importa più di ottimizzare il rendimento di ciò che fai o di quello che guadagni, ma di riconnetterti con la tua visione, per costruire attorno a essa un progetto professionale concreto, sostenibile, potente in cui poterti riconoscere.
3MesiXSvoltare
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Dalla performance all’impatto: cambiare mindset per cambiare vita
Il motivo per cui senti ancora molte resistenze rispetto al cambiamento che desideri, sebbene non ci siano motivi oggettivi per procrastinarlo ancora, è il fatto che, il salto evolutivo che hai in mente, non è scontato a livello di mindset.
Uno dei passaggi più delicati per chi transita da una carriera in azienda verso un progetto autonomo è disinnescare il condizionamento che ci fa sentire “valide” solo se produciamo, e performiamo secondo gli standard aziendali prestabiliti.
Il lavoro autonomo ci chiede di spostare il focus: prima di definire i criteri di performance bisogna ragionare sull’impatto, il cui criterio di risultato è qualcosa che spesso si impara strada facendo, sulla base dell’esperienza.
Dovrai entrare nella logica di fare continui tentativi ed errori, che ti permettano di aggiustare il tiro man mano, e per farlo dovrai sviluppare la capacità di mettere in discussione le tue azioni senza che questo significhi metterti in discussione come persona, ogni volta.
Sarà una palestra incredibile per rafforzare il senso di sicurezza in te stessa, che a volte temi di non avere e che ad oggi si è rafforzato soltanto nei contesti in cui sei più abituata a esporti.
È qui che si giocherà la tua vera trasformazione: avere il coraggio di scegliere progetti che abbiano significato, accettando di vivere con meno certezze rispetto a quelle che l’impiego in azienda – o nel tuo contesto familiare – ti hanno fino ad ora garantito. Tutto ciò, in cambio della tua libertà, ritrovando energia, entusiasmo, identità.
Storie di donne che hanno scelto di esporsi all’incertezza, per vivere meglio
È la strada che ha scelto Alessia Barachetti (ex manager in Swiss Re) che, dopo anni di carriera all’estero prima e in Italia poi, ha deciso di diventare consulente finanziaria indipendente. L’ho supportata come coach per due anni prima che lasciasse il suo lavoro a tempo indeterminato: prima attraverso il percorso 3MesiXSvoltare, poi con un programma di mentoring professionale che continua tutt’ora.
Con Alessia stiamo costruendo un progetto solido, fatto di relazioni vere, con una presenza online che valorizza le sue competenze attraverso un posizionamento autentico e riconoscibile. Oggi lavora con clienti che la scelgono per la chiarezza della sua proposta e, ogni anno, può permettersi di prendendersi del tempo per trascorrere qualche mese lontano dalla città, lavorando da una baita in montagna in cui si dedica alle attività più “lente” e strategiche, ma anche alla lettura, ai suoi hobby creativi e alle camminate…
Come Alessia, ci sono tante altre donne che, dopo aver gestito budget milionari e aver vissuto una vita in trasferta per lavoro, hanno scelto di mettere le proprie competenze e passioni al servizio di qualcosa di più grande, investendo ad esempio in progetti culturali o educativi.
Investire su di te non è un capriccio: è la forma più evoluta di responsabilità
Vorrei davvero farti comprendere che tutto questo è possibile anche per te e che quando puoi permetterti di scegliere, hai il potere di cambiare non solo la tua vita, ma anche quella degli altri.
…E questo diventa il modo migliore per trasformare un privilegio acquisito con impegno o ricevuto per nascita in un bene comune, non per senso di colpa, ma perché quando il senso di gratitudine e di responsabilità sono liberi sono anche generativi.
Se hai un privilegio che resta inespresso perché non te ne concedi il godimento, stai vivendo in una gabbia dorata. Ma se hai il coraggio di viverlo e lo trasformi in visione e impatto, può diventare una leva potente di trasformazione, sia per te che per gli altri.
In questo senso investire su di te non è egoismo, ma la forma più avanzata di espressione della tua leadership.
Se il problema non sono i soldi, allora qual è?
Per concludere queste riflessioni su che cosa significhi investire su di te e sul tuo cambiamento, mi torna in mente un articolo che scrissi ormai moltissimo tempo fa “Cambiare vita senza soldi” in cui parlavo di come fosse possibile cambiare lavoro o traiettoria senza disporre di grandi capitali ma con le idee chiare e un piano strategico di azioni da portare avanti nel tempo, con costanza.
Il paradosso è che, quando ci sono dei blocchi a livello emotivo o di mindset, nessuna delle condizioni oggettive è migliore di altre.
Ecco quindi che troviamo persone “resourceful” che si trovano in uno stato di fiducia in se stesse e nella vita che – pur non avendo magari molte risorse – approcciano ogni situazione in un’ottica di opportunità, ed altre che invece percepiscono ostacoli ovunque, anche quando si trovano in condizioni “oggettivamente” favorevoli.
In questa logica, quando il denaro non è un problema perchè ci sono risorse in abbondanza, spesso emergono paure più profonde: quella di non essere abbastanza, di non sapere da dove cominciare, di disperdere energie senza direzione, temendo di perdere la propria reputazione di “donna tutta d’un pezzo”, di “professionista capace” o di “figlia modello”.
Se ti trovi in una di queste paure, allora ci sono alcuni passaggi che è necessario tu faccia per poter pensare di cambiare realmente vita, grazie a un nuovo progetto professionale in cui sentirti realizzata:
- la prima è lavorare profondamente su te stessa, sulle tue convinzioni limitanti e potenzianti e sui tuoi valori, avendo cura di sganciarli da ciò che si aspettano gli altri da te, chiunque essi siano;
- entra quindi in gioco un aspetto sistemico legato al modo in cui hai vissuto e vivi le tue relazioni familiari, di coppia e anche professionali: bisognerà verificare a che punto ti trovi e se le situazioni in cui sei immersa sono favorenti o ostative per la tua scelta di cambiamento, per poter decidere di conseguenza il da farsi;
- in terza battuta occorre definire una visione per il futuro che ti rappresenti realmente;
- dovrai infine stendere un piano d’azione per metterla in opera.
Come puoi ben capire, questi passaggi richiedono un set specifico di competenze che non si trovano facilmente: le ho organizzate tutte all’interno del percorso 3MesiXSvoltare, un programma basato su un mix di training, coaching, project management e mentoring con cui, negli ultimi anni, ho aiutato decine di donne a svoltare nella direzione delle proprie ambizioni.
Se hai la fortuna di trovarti in una fase della vita in cui puoi permetterti di scegliere, evita di lasciarti trascinare ancora a lungo da una routine che non ti rappresenta più.
Non lasciare che siano le circostanze a determinare chi puoi diventare: posso accompagnarti a definire la tua visione, capitalizzare le tue competenze e disegnare un piano strategico per scrivere le prossime pagine della tua nuova vita!
…Perché puntare su di te e sulle tue ambizioni è il miglior investimento che tu possa fare.

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