Ritrovare la capacità di desiderare oltre il gender dream gap
donne ambiziose

Ritrovare la capacità di desiderare oltre il gender dream gap

Desiderare di più può essere un atto sovversivo: ecco perché molte donne si negano questa possibilità. E mi ci metto anch’io, nella lista di coloro che potrebbero essere e fare molto di più, se solo si dessero il permesso di liberare la propria creatività ed intuito, dando spazio a qualche sogno in apparenza irrealizzabile ma capace di accendere la miccia dell’entusiasmo!

Eppure, lavorando con moltissime donne ogni giorno, sia in privato che nelle aziende, ho constatato che ci troviamo di fronte a un immenso problema: non sappiamo desiderare. E questo non accade perché siamo nate con qualche gene in meno rispetto agli uomini: è semplicemente un ulteriore effetto del sessismo atavico e ancora imperante nella nostra società. 

Si fa un gran parlare di come le dinamiche del patriarcato siano responsabili della marginalizzazione delle donne dal mondo del lavoro, puntando spesso l’accento sul tema del potere e su quello della violenza, ma si affrontano ancora poco tutti quegli aspetti più esistenziali che hanno comunque un ruolo altrettanto importante nella costruzione della nostra identità. In quanto donne ci definiamo ancora (purtroppo) attraverso tutta una serie di credenze rispetto a ciò che possiamo o non possiamo fare.

Desiderare è un nostro diritto, ma il fatto che lo percepiamo come un privilegio con tutto il peso del senso di colpa che questo si porta dietro, non fa altro che confermarci quanto esso ci sia stato negato tanto da renderlo un tabù. Cosa possiamo fare per riprendercelo? 

Nell’articolo di oggi condivido qualche riflessione a riguardo e la mia personale idea su come ritrovare potere d’azione e sicurezza facendo leva suinostri desideri, e trasformare le nostre ambizioni in progetti concreti, a beneficio delle nostre sorelle e di tutta l’umanità.


SOMMARIO


Desiderare di più tra sensi di colpa e bisogno di riscatto

“Cristina, mi sento veramente infelice e incompresa: ho una buona posizione in azienda, faccio anche smartworking, mio marito mi aiuta con i bambini quando glielo chiedo e anche i miei genitori non fanno altro che ripetermi che non dovrei lamentarmi e che c’è chi è messo molto peggio di me!
Eppure io sogno un equilibrio diverso, vorrei poter dare spazio alle mie iniziative che invece sono sempre sminuite dai miei manager, vorrei essere riconosciuta e lasciare un segno grazie alle mie competenze…Non so: forse sono troppo pretenziosa e ingrata per tutte le fortune che ho…
Mi sento così in colpa, ma non riesco a sforzarmi di essere entusiasta della mia vita quando da tempo ormai sono esaurita e spenta, e in totale confusione su come uscirne..”

Questo è il racconto di Marta, key account manager in un’azienda farmaceutica, moglie di Giovanni e madre di due gemelli di 4 anni e di una piccola di 2.

Tutto il suo racconto gira attorno a due sensazioni predominanti: 
– insoddisfazione
– e senso di colpa

Il secondo è strettamente collegato alla prima. Detto in altre parole questo è un classico esempio di una donna che non si dà il permesso di desiderare di più per se stessa e di fare spazio alle proprie ambizioni.
C’è sicuramente una componente culturale in questo: credenti, praticanti o meno siamo comunque tutti intrisi di quella cultura cattolica che ci insegna la “virtù dell’accontentarsi” e che taccia come peccato qualsiasi velleità di miglioramento.
Questo vale ancora di più per le donne, confinate a ruolo di ancelle sia nel contesto familiare che in quello lavorativo, anche quando mirano a posizioni di leadership, che molto spesso riescono a raggiungere soltanto incarnando modalità di gestione delle strategie e delle relazioni tipicamente maschiliste. 

Averci negato da sempre la capacità di desiderare qualcosa di diverso per noi stesse, rispetto alla consueta equazione donna=madre è stato (è ancora per molti) funzionale al mantenimento dell’attuale sistema sociale e culturale. 

Per questo anche le più ambiziose di noi si chiedono se sia giusto desiderare di più per la propria vita quando si ha già la fortuna di avere un lavoro discreto e qualche aiuto a casa per conciliare la gestione familiare.

Gender dream gap: come ci hanno tolto il diritto di desiderare ed essere ambiziose

Le fonti che oggi in rete trattano il tema del gender dream gap ovvero del “divario di genere rispetto ai sogni” sono soprattutto collegate al tema della genderizzazione dei lavori ovvero il principio per cui ci siano lavori da uomini e lavori da donne e che soprattutto alle donne non sia permesso poter aspirare a lavorare in determinati contesti o posizioni.

In particolare l’ambito delle materie tecnico scientifiche (le cosiddette STEAM) è uno dei settori che – pur avendo registrato un miglioramento negli ultimi decenni – risulta ancora oggi molto penalizzato e penalizzante in merito alla partecipazione femminile. 

In questi casi l’immobilismo di genere si manifesta in una paralisi di aspirazioni e comportamenti, che relega le donne a ruoli professionali scelti in base a ciò che per convenzione è comunemente accettato piuttosto che in base ad un’attenta indagine delle proprie aspirazioni. 

Secondo uno studio comparso su Science queste stesse aspirazioni sono infatti condizionate nei bambini e nelle bambine già a partire dai cinque o sei anni, attraverso comportamenti, abitudini e modelli genitoriali che di fatto agiscono come ingiunzioni. Vere e proprie “istruzioni” su che cosa sia lecito o meno ai maschi e alle femmine, ivi compreso il futuro a cui possono o meno aspirare, che viene anticipato ad esempio con le attività ludiche proposte ai piccoli ed i modelli di comportamento che assorbono attraverso l’osservazione degli adulti attorno a loro.

Femmine e maschi iniziano a classificare i lavori in relazione al loro genere all’età di sei anni. Arrivati a 12, circa il 50% delle ragazze aspira soltanto a ruoli stereotipicamente femminili: questo è ciò che tecnicamente si chiama gender dream gap.

Numerose ricerche in questo senso dimostrano che le difficoltà da parte delle bambine nel formulare liberamente i loro sogni non deriva dalla mancanza di fiducia in se stesse o di motivazione, ma dai condizionamenti socio culturali a cui sono sottoposte.
Per contribuire a disinnescare questa prassi, Mattel ha lanciato nel 2018 il Dream Gap Project: un’iniziativa pensata per offrire alle bambine le risorse e il supporto di cui hanno bisogno per continuare a credere in loro stesse.

Del resto, il gap di genere che come donne subiamo rispetto alle aspirazioni non termina certo a 12 anni o con l’adolescenza. Viene anzi ulteriormente rinforzato con l’avvicinarsi all’età adulta e con l’affidamento a noi donne di tutte quelle incombenze dell’ambito privato inerenti la cura della casa e della famiglia,  per rivelare il suo apice distruttivo in correlazione alla maternità.

Se desideri comprendere meglio come il gender dream gap continui a dominare anche la vita delle donne adulte, ti suggerisco di ascoltare questo episodio del podcast “Scatenate” di Mapi Danna, in cui l’economista femminista Azzurra Rinaldi entra a fondo nella questione.

Essere madre è ancora proposta, da un’ampia parte dell’opinione mainstream, come la massima aspirazione per una donna, e chi non la sente o non può per diversi motivi concretizzarla è considerata una “donna a metà”, da biasimare o commiserare, a seconda dei casi.

Non c’è bisogno che ti ricordi le recenti dichiarazioni sulla “maternità cool” della senatrice Mennuni, giusto? 

Spero quindi di averti aiutata a comprendere che quella sensazione di “sentirti sbagliata” quando desideri è del tutto normale e frutto dei condizionamenti a cui ciascuna di noi è stata ed è tuttora sottoposta.

Sono però convinta che nonostante tu possa essere concorde su tutto ciò che ti ho detto fin qui, tu stia comunque provando un ulteriore senso di inadeguatezza: quante volte ho visto le mie clienti, dopo aver imparato a condividere l’idea che sia giusto e bello avere delle ambizioni, continuare a condannarsi per non essere abbastanza intraprendenti ed assertive per poterle difendere e concretizzare!

Quando finalmente, dopo aver fatto insieme un lavoro di decostruzione delle loro convinzioni limitanti ed aver arginato le influenze esterne tossiche o poco funzionali riescono timidamente a dichiarare, nel momento protetto della nostra sessione di coaching, che “forse sì Cristina: devo ammettere di essere un po’ ambiziosa..!” , cominciano infatti a raccontarsi altre storie di incapacità.

  • Non ho mai espresso i miei desideri a nessuno e non so da dove iniziare a farli rispettare…
  • Non so se sarò forte abbastanza quando criticheranno i miei sogni o li osteggeranno…
  • E se mi stessi solo riempiendo la testa con inutili fantasie senza fondamento?!

Si sentono disarmate, prive di strumenti e paralizzate dalla paura di rompere lo schema della “donna che sta al suo posto”.

Forse anche tu ti stai riconoscendo in questo racconto?

Esploriamo meglio la situazione attraverso un esempio concreto.

Carlotta mi ha contattata poco dopo l’inizio del primo lockdown nel 2020 quando si sentiva confusa su come potersi reinventare professionalmente. 

Un anno e mezzo dopo ha lasciato definitivamente un’azienda molto prestigiosa con cui aveva una collaborazione part-time per dedicarsi al 100% allo sviluppo del suo progetto indipendente. È stata la ciliegina sulla torta dell’aver costruito insieme le basi della sua attività come libera professionista.

La sua storia è così significativa per me perché Carlotta ha sempre saputo che insegnare fosse la miccia del suo slancio professionale, ma non si era mai data il permesso di assecondare i suoi desideri ed aveva quindi passato anni a svolgere lavori diversi, dall’amministrazione nell’azienda di famiglia, alla gestione di processi IT, alla consulenza di carriera.

Inutile dire che non si sentisse mai davvero realizzata.

Quando – grazie alle attività che le ho proposto durante il percorso 3MesiXSvoltareha cominciato ad ascoltarsi davvero è riuscita a:

  • abbandonare in via definitiva l’idea di lavorare nell’azienda di famiglia e la sicurezza che questa le avrebbe dato per esplorare le sue potenzialità, attitudini, ed aprire la strada alle possibilità;
  • definire il suo nuovo profilo come professionista, facendo leva sui suoi punti di forza, per proporsi in modo convincente e
  • ottenere così i primi incarichi come consulente e formatrice.

Dopo queste prime scelte importanti, ne ha compiute altre, in linea con il suo progetto di lavoro autonomo, che aveva man mano definito, interrompendo una collaborazione poco valorizzante – di fatto un lavoro pseudo-dipendente mascherato da P IVA – e chiudendo la collaborazione con un’importante azienda che le avrebbe garantito una carriera manageriale.

Lo ha fatto perché mantenere quelle attività le avrebbe impedito di sviluppare il suo progetto di vita libera dagli schemi e di impostare una routine di lavoro a misura delle sue esigenze personali e familiari.

Tutti questi risultati sono arrivati a valle di un anno e mezzo di scelte importanti e di progressiva fiducia in se stessa e nel proprio potenziale.

Ma il cambiamento è cominciato in un momento specifico: quando Carlotta si è data il permesso di desiderare di più, superando la paura attraverso scelte coraggiose ma ponderate.

Forse la tua situazione non è tanto diversa da quella che Carlotta aveva nel 2021: quante volte anche tu seppellisci le tue ambizioni dietro a montagne di paure?

Oppure dietro alla sensazione di inadeguatezza?

O dai la priorità a ciò che ti consigliano gli altri, genitori compresi, pensando che sia “per il tuo bene”?

O, infine, per assecondare le aspettative del tuo compagno/a che teme di perderti se inizi a percorrere davvero la tua strada…?

Se ti rivedi in alcuni degli esempi qui sopra, puoi cominciare a decostruire le tue abitudini a partire da questa attività semplice, ma potente, che spesso propongo alle mie clienti.

ESERCIZIO PER “DARTI IL PERMESSO” DI DESIDERARE PER TE STESSA

Individua una piccola cosa che non ti dai il permesso di fare, per via degli altri.

Conceditela, e dopo averla fatta senti quanto potere ti ha restituito decidere per una volta di fare come vuoi.

…Ripeti a ciclo continuo, ponendoti sempre piccoli nuovi obiettivi e sentirai progressivamente aumentare la sicurezza in te stessa e il potere di cambiare la tua vita!

Solo tu puoi farlo!

Ecco quindi come desiderare di più, fare spazio ai propri sogni, coltivare le proprie ambizioni al di fuori del contesto domestico possono diventare atti di rivoluzione femminista, con cui ciascuna di noi può iniziare a sovvertire l’ordine maschilista imperante, aprendo la strada alla propria realizzazione e a quella di molte altre donne: amiche, colleghe, nipoti, figlie di questa generazione e di quelle che verranno.

Si tratta di azioni concrete che – se in parte incarnano una serie di privilegi – dall’altra aprono la strada anche a chi questi privilegi non li ha, permettendo l’evoluzione personale ma anche la creazione di un mondo più equo ed inclusivo per il futuro.

Fare spazio ai propri desideri senza sentirsi in colpa 

Per ogni donna in più che si realizza, dovremmo provare tutte tutt* un senso di gratitudine perché ciascuna porta nel mondo competenze, passione e speranza a beneficio di chiunque, non solo delle donne stesse.

Alessandra è arrivata da me qualche tempo fa, colpita da un mio post: “O la va, o la spacca” recitava il titolo, e lei, che ormai da troppo tempo stava nel limbo, indecisa se chiudere definitivamente l’attività da libera professionista che svolgeva in parallelo al lavoro di insegnante o ridarle un’ultima possibilità, ha sentito che era giunto il momento di scegliere.

Aveva bisogno di prendere quella decisione che, finalmente, l’avrebbe aiutata a rimettersi in azione, dopo mesi di stallo passati ad avvitarsi su se stessa tra il desiderio di brillare come donna e professionista in tutta la sua potenza e la paura di non essere all’altezza, mai abbastanza titolata rispetto alle colleghe e alle persone che prendeva come metro di misura del suo valore.

Sono passati 2 anni e mezzo da quel momento: Alessandra ha scritto più volte di quanto 3MesiXSvoltare abbia rappresentato la svolta di cui aveva bisogno per:

  • imparare a credere in sé e nelle sue potenzialità
  • sentirsi nuovamente energica e 
  • pronta a guardare al futuro come a una nuova fase della vita in cui dare spazio alle sue ambizioni professionali ed essere di esempio ai propri figli,
  • portare nel mondo il suo messaggio di amore.

Oggi Alessandra ha uno studio con 5 collaboratrici ed è titolare di una SRL che si occupa di amore. Nell’intervista che segue racconta esattamente in che modo l’essersi affidata a me abbia innescato la reazione a catena che l’ha portata a realizzare un sogno che – quando ci siamo conosciute –  non aveva nemmeno il coraggio di raccontare!
Anche lei, proprio come tantissime altre professioniste di valore, si sentiva in colpa al solo pensiero di dare spazio ai suoi desideri perché li riteneva folli per poterli davvero raggiungere; viveva con grande senso di colpa l’ipotesi di lasciare un posto di lavoro sicuro come dirigente scolastica per mettere in azione il suo progetto, perché questo avrebbe voluto dire affidarsi a quelle capacità che lei stessa faticava a riconoscersi, in preda alla sindrome dell’impostora!

Ritrovare potere d’azione e sicurezza attraverso i desideri

Ora che hai compreso che darti il permesso di desiderare è un atto rivoluzionario per il tuo stare bene, ancora prima che per la tua realizzazione e per quella di tutte le altre donne, il varco per passare all’azione è finalmente aperto!

Ci sono diversi modi con cui puoi allenarti a desiderare e a portare le tue ambizioni personali e professionali sempre un po’ più in là: vediamoli in ordine.

1. Formula con chiarezza le tue ambizioni e trasformale in obiettivi

In questa fase iniziale possono essere anche micro obiettivi, ed avere un orizzonte piuttosto breve: piccole esperienze o desideri che puoi annotare sul diario con scadenza settimanale in modo da avere subito la possibilità di rilevare i tuoi progressi.

Signore, fa che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare.
– Michelangelo Buonarroti –

2. Inizia a coltivare i tuoi desideri in segreto

È ciò che ho fatto io per diversi anni: mentre lavoravo da dipendente ho coltivato il mio sogno di cambiare lavoro. 

L’idea di un progetto indipendente mi è girata in testa per qualche anno, ma non riuscivo a darle una forma concreta. Sognavo un futuro lavorativo in cui essere libera di gestire i miei tempi e i miei ritmi, libera di decidere per me e di seguire le mie intuizioni e passioni, senza che ogni virgola fosse predeterminata o vagliata da altri. Però quando cercavo di mettere a fuoco l’idea, l’immagine anziché diventare nitida si sfocava ancora di più…

E così prendevo il mio sogno sfocato e lo ripiegavo come un fazzoletto, per rimetterlo nel cassetto, ben chiuso, che non si sa mai…Che cosa avrebbero pensato gli altri di me? Quali equilibri avrei destabilizzato facendomi vedere insoddisfatta e ambiziosa?

Ogni tanto lo riprendevo in mano e ogni volta quel sogno mi sembrava sempre più coraggioso ma restava sempre lì, nel cassetto chiuso, aspettando di prendere la sua boccata d’aria nell’attesa di concretizzarsi.

  • Nel 2009 ho chiesto aiuto per la prima volta per mettere a punto il mio CV e propormi come formatrice, mentre ancora completavo gli studi universitari in storia dell’arte ed ho cominciato a insegnare nei CFP a 24 anni, come libera professionista (il sogno era già lì, timido e confuso).
  • A 29 anni, nel 2013, sono stata assunta come responsabile dei progetti di innovazione didattica di uno degli enti di formazione per cui lavoravo (il sogno era lì, perseverante e sempre più intenso).
  • Nel 2016 ho lanciando il Podcast “Chiacchiere da Venere” dedicato alle donne, senza nemmeno sapere che cosa stessi facendo (il sogno stava cominciando a disegnarsi con qualche piccolo contorno).
  • Nel 2018 è stato recensito come uno dei migliori podcast italiani a tema femminile ed io ho riaperto la mia P.IVA (non sapevo ancora cosa me ne sarei fatta, ma il mio sogno in via di definizione mi suggeriva quel passo e l’idea di rendermi indipendente puntando sulle mie skills di coach, formatrice e project manager stava prendendo forma).
  • A fine anno sono finita 12 giorni in ospedale per una polmonite bilaterale in fase avanzata.
    — IL MIO SOGNO A QUEL PUNTO HA URLATO! —

E ad aprile 2019 ho rassegnato le dimissioni.

Come vedi non ho preso questa decisione dall’oggi al domani, né ho pensato di andare “a casaccio”, di “mollare tanto per prendere aria, che poi qualcosa me lo inventerò!”.

Ho potuto fare quel passo perché avevo segretamente coltivato il mio sogno per quasi dieci anni.

Me ne sono presa cura anche quando non lo vedevo, non lo capivo.

Lo rispolveravo ogni tanto e nel frattempo mi davo il permesso di fare cose nuove, di cogliere opportunità, di imparare.

Ed ora che posso dire di sentirmi finalmente realizzata e di aver costruito la vita che desidero, mi rendo conto che non c’è motore più potente dei sogni per dare vita ai nostri progetti di cambiamento!

3. Condividi le tue ambizioni con altre donne come te, che sostengono il tuo diritto a desiderare di più

…Dallo scorso dicembre, 6 donne meravigliose stanno lavorando insieme sulla loro realizzazione confrontandosi nel  Mastermind che ho lanciato per la prima volta lo scorso anno. Desideravo che si sentissero accolte in un gruppo di pari, un gruppo in cui sentirsi comprese profondamente e dove portare paure, bisogni e desideri, libere dai giudizi e dalle incomprensioni che spesso le donne intraprendenti trovano nei loro contesti di vita e lavoro. Perché purtroppo l’ambizione femminile è oggetto ancora oggi di enormi tabù e ancora poche sono in grado di darsi il permesso di desiderare di più dalla propria vita, soprattutto se non si sentono supportate. Ecco la meraviglia che sta accadendo in quel gruppo di splendide donne!

  • Una di loro, all’apice della sua realizzazione come Donna e professionista, ha deciso di rimettersi in cammino per definire il suo sogno dopo il sogno, ovvero quel progetto che potrà far nuovamente accendere il suo entusiasmo una volta che le sfide attuali saranno superate e i progetti terminati….perché si sa, “prevenire è meglio che curare, no?!”
  • Un’altra sta acquisendo le capacità necessarie per assumere un ruolo strategico in azienda: con il mio aiuto sta affinando le sue competenze di comunicazione e problem solving, imparando a delegare e a far ascoltare la sua voce alla Direzione.
  • Altre due, inconfondibili multipotenziali, stanno lavorando alla definizione del proprio posizionamento come professioniste autonome, mentre
  • le altre compagne di viaggio stanno rinforzando la struttura del proprio studio professionale e rivedendo in parallelo i loro progetti familiari.
desiderare di più

Se sei in un momento di stallo personale e professionale, in cui il lavoro che amavi non riesce più ad accenderti o se ti sei resa conto di non avere mai intrapreso una strada professionale davvero tua, hai solo bisogno di un effetto-leva che ti aiuti a capire come rimetterti in rotta verso la tua realizzazione.

Confrontarti con le tue amiche, colleghe o conoscenti in alcuni casi può essere utile, in altri invece assolutamente controproducente.

Quante volte ti è capitato di cercare un appoggio e non sentirti compresa “ma stai lì, chi te lo fa fare di cambiare!?”

Oppure “nella libera professione è così sono momenti che passano, vedrai che poi ti riprendi,…”

Al contrario, il confronto con altre donne che sono sintonizzate sulla tua lunghezza d’onda, può aiutarti a sbloccare il tuo rapporto con te stessa e la tua professione, facendoti da specchio.

Lavorando su di me e con le persone da oltre 15 anni, so bene cosa si prova in quelle circostanze e so come aiutarti a superare i tuoi blocchi.

Sosteniamo il diritto delle donne a desiderare di più e le aiutiamo ad ottenerlo.
-Cristina Pedretti-

4. Festeggia ogni desiderio realizzato ed ogni ambizione raggiunta

Per concludere non possono mancare i festeggiamenti: quante volte prese dalla frenesia del presente o dagli obiettivi futuri ci dimentichiamo di guardare indietro per renderci conto di tutta la strada che abbiamo fatto: risultati, fallimenti, aggiustamenti di rotta, fatiche e gioie.

La celebrazione è la ciliegina sulla torta di un percorso non lineare ma meraviglioso verso la nostra evoluzione, in cui ciò che conta è chi diventiamo nel viaggio, piuttosto che la meta in sé.

Impara a festeggiare di più, sii grata ogni giorno, celebra la vita ogni volta ti è possibile e con più persone possibili!

Siamo giunti al termine di questa lunga esplorazione sul gender dream gap e come superarlo.

Se senti che la tua abitudine a “volare basso” ti ha portata nel tempo a chiudere i tuoi sogni nel cassetto e a buttare la chiave, tanto da non sapere cosa chiederesti al genio della lampada, puoi cominciare ad “allenare la tua facoltà desiderante” attraverso questo mini percorso mail gratuito che ho preparato per te. 

Contiene una visualizzazione guidata “Desideri e talenti” e altre 3 mail di supporto per aiutarti a sviluppare la capacità di sognare in grande!

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Ti aspetto di là!

Cristina

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