Da dirigente a consulente freelance a 50 anni, per realizzare progetti d’impatto, che ti facciano battere il cuore

DI COSA PARLA QUESTO ARTICOLO

Sempre più donne in posizioni dirigenziali, sfinite da un lavoro che non le rappresenta più, arrivano a un momento nella loro vita in cui sentono il bisogno di cambiare rotta professionale. Una transizione non facile, ma che può diventare una strada per ritrovare un nuovo equilibrio, che porti loro soddisfazione, autonomia e creatività. 

Per queste donne, un percorso di empowerment orientato alla realizzazione e all’espressione del proprio potenziale è l’approccio più adatto ad avviare un processo esplorativo che le aiuti a chiarire la loro missione di vita e a definire una strategia concreta per realizzarla, senza mai perdere il contatto con la realtà. 

Un programma che non si basa su approcci spirituali o olistici, ma che integra pragmatismo e visione, per aiutarle a creare un impatto che vada oltre il semplice successo professionale. Vediamo come è possibile approcciare con successo questa fase tanto delicata quanto strategica di evoluzione personale e professionale.


SOMMARIO


Mettersi in proprio a 50 anni: un sogno possibile?

Lavoro ogni anno con molte donne in ruoli dirigenziali che, a un certo punto della carriera, si ritrovano a chiedersi se quella che stanno vivendo sia ancora la vita che desiderano. Sono combattute tra il desiderio di “mollare tutto” e la paura di perdere ciò che hanno costruito in una vita di lavoro e formazione. 

Sanno bene di aver dato tanto (forse troppo?) per un lavoro prestigioso e ben remunerato, e ora che questo non le soddisfa più, si sentono sopraffatte dalle responsabilità e inaridite dalle procedure aziendali che limitano la loro possibilità di esprimere competenze e intuizioni.

La rottura dentro di loro è già avvenuta: sanno di essere giunte a un punto di non ritorno, ma il loro pragmatismo prevale, scatenando un rovello mentale che spesso si trascina per mesi, se non per anni: “So che il mio futuro non è più qui, ma che alternative ho, a 50 anni? E se non dovessi farcela? Se il cambiamento fosse troppo grande?” 

Questi pensieri possono essere paralizzanti, soprattutto quando si tratta di donne che – come la maggior parte delle mie clienti – hanno fatto del lavoro un elemento integrante della propria identità: cambiarlo significa cambiare pelle e, forse, anche qualcosa di più. 

Ecco che la crisi professionale diventa la porta di ingresso per altro: la confusione aumenta e queste donne capaci e potenti cominciano a spegnersi e a mettere in dubbio il loro equilibrio emotivo, psicologico, le loro relazioni personali,…

Sebbene siano sempre state abituate a fare tutto da sole, cominciano a pensare di aver bisogno di aiuto. Hanno bisogno di un approccio specifico e pragmatico, piuttosto che di un supporto psicologico generico (appurato che non ci siano problematiche specifiche da risolvere in quella sede); un supporto che vada oltre il semplice approccio del consulente di carriera e che sia per loro un confronto di spessore, che vada oltre a banali esercizi di mental coaching in stile PNL.

Non sono in cerca di “ricette facili” o di tecniche, non vogliono semplicemente cambiare azienda o passare a un altro lavoro, ma desiderano dare spazio a un progetto che dia un vero significato agli ultimi anni della loro vita. 

Per questo cercano qualcuno che le aiuti a fare un lavoro esplorativo profondo sulla propria missione di vita, sulla visione che vogliono perseguire e che sia, al contempo, capace di aiutarle a disegnare un piano chiaro e concreto per mettere in pratica questo nuovo percorso. 

Una guida che non solo comprenda le loro ambizioni professionali e valoriali, ma che sia pragmatica, orientata ai risultati e capace di affrontare la realtà dei fatti, senza cadere nell’approccio spirituale o olistico che si rivela, nella maggior parte dei casi, inconsistente (e nei peggiori disastroso). 

Vediamo quindi come approcciare la questione in modo equilibrato e strategico, cominciando dall’analizzare il punto di partenza di una dirigente-tipo con ambizioni di lavoro autonomo.

Il peso di essere dirigente: sognare la consulenza freelance perché il lavoro ti possiede

Le donne in posizioni dirigenziali sono spesso sopraffatte dalle responsabilità quotidiane: riunioni, scadenze, decisioni da prendere. Ogni giornata sembra una maratona senza fine, in cui ogni passo in avanti è seguito da 3 passi indietro. Gestiscono team da condurre verso obiettivi sfidanti, budget importanti, e subiscono una pressione costante che diventa difficile da sopportare. 

Se ti ritrovi in questa descrizione sai che è facile finire per essere assorbita totalmente dal lavoro, senza spazio per coltivare chi sei veramente al di fuori dell’ufficio.

“Sono destinata a passare così i prossimi 15 anni di lavoro? Posso ancora fare qualcosa che mi faccia sentire viva? Cosa mi trattiene dal fare il passo?”

La frustrazione cresce, perché il bisogno di dare una svolta alla tua vita è sempre più forte, ma la paura di affrontare l’incertezza del cambiamento ti rende incerta sul da farsi. Se ciò che ti affatica è il sentirti bloccata nelle tue iniziative dalle policy e dagli equilibri tra colleghi, ma senti di avere energie e competenze da mettere in campo in qualcosa di nuovo che riaccenda il tuo entusiasmo, allora lasciare l’azienda per diventare consulente può essere una buona soluzione, anche a 50 anni.


Del resto, non è tutto oro quello che luccica e – da persona trasparente ed etica quale mi preme essere –  non posso non farti riflettere sul fatto che pensare di orientarti su un’attività autonoma per sottrarti al peso delle responsabilità sia una falsa soluzione. 

Come racconto alle mie clienti, se stai valutando l’opzione di diventare una consulente autonoma devi considerare che – anche nella migliore delle ipotesi in cui vada tutto meravigliosamente bene e subito – esiste un periodo necessario in cui dovrai sviluppare il mindset e quelle competenze che ad oggi ancora non hai

Se funzioni anche tu come molte delle mie clienti (e come me) so che questo non è un problema ma che – anzi – può essere un ulteriore incentivo alla tua voglia di avviare un nuovo progetto da freelance a 50 anni. 

La cosa importante è che – anche in questo caso – impari a porti dei limiti, evitando di entrare nel loop della “corsite acuta” – come la chiamo io – scegliendo con il contagocce solo i percorsi formativi che sono veramente strategici per l’attività che vuoi implementare. 

Te lo dico per esperienza, perchè molte delle donne con cui lavoro mi portano spesso, nell’intimità della sessione, la loro paura di non essere all’altezza del nuovo progetto indipendente.

Sanno di essere capaci e preparate per agire pienamente nel ruolo di dirigenti, faticosamente raggiunto, ma si sentono delle novelline quando cominciano a immaginarsi fuori dall’azienda. E così cercano corsi da frequentare e certificati da conseguire, con la speranza di “sentirsi adeguate” alla nuova dimensione professionale. 

Avere accanto una guida che ti aiuti in queste scelte può fare la differenza tra l’investire denaro inutilmente girando a vuoto e il capitalizzare al meglio le risorse economiche e le competenze che hai disponibili

Lasciare un’azienda con una buona posizione non è mai facile, non tanto per una questione economica ma, anzitutto, per il cambio radicale di mindset che il passaggio dall’azienda alla consulenza indipendente richiede. 

La buona notizia è che il mindset si può sviluppare, con un buon programma di empowerment!

Lasciare un lavoro ben retribuito per inseguire la felicità

Se mi hai letta fin qui e ti stai ritrovando in questo racconto sai che, nel considerare una scelta così importante, si pone un’altra questione fondamentale: quella delle aspettative.

La paura del cambiamento è forte, come dicavamo, non tanto per una questione economica, ma soprattutto emotiva: 

“E se poi mi pento? E se mi sbagliassi sul fatto di poter realizzare da sola un progetto professionale capace di farmi battere il cuore?” 

In questa fase il bisogno di realizzarsi attraverso la propria capacità di impatto e dando risvolti anche sociali, creativi o spirituali al proprio progetto è cruciale; quando le aspettative sono così alte si rischia di considerare un errore, anche minimo, come un fallimento totale e totalizzante, senza possibilità di ritorno, invece che come un normale incidente di percorso.

“Se lascio l’azienda e poi fallisco in questo progetto non ha più senso nulla”.

Ecco, lascia che ti dica che, questo approccio così estremo, non è esattamente quello che ti consiglio di adottare se stai valutando di lasciare il tuo posto consolidato da 20 o 25 anni in azienda per dare spazio a un nuovo progetto.

Il mindset con cui devi approcciare questa scelta è quello della sperimentazione: mettiamo il caso che tu voglia dedicarti ad attività di carattere sociale, come organizzare progetti no-profit o eventi di beneficienza. L’idea è che ogni attività che organizzerai, ogni raccolta fondi, ogni rete di relazioni che inizierai a costruire sarà una “brutta copia” di quelle successive, che via via andrai perfezionando. 

Certamente sarà importante definire un orizzonte di arrivo e dei criteri di misurabilità per monitorare lo stato di avanzamento dei progetti (lo faccio con tutte le mie clienti nei percorsi di mentoring professionale) ma ciò non significa che gli errori non siano contemplati.

Se io, ad esempio, nei primi 2 anni di lancio come coach mi fossi impedita di testare le attività che inizialmente proponevo alle prime clienti dei percorsi di empowerment, oggi non sarei arrivata ad avere un’area riservata online con ore di video e decine di esercizi da assegnare in base alle specifiche necessità di ciascuna. 

Il perfezionismo è “una brutta bestia” quando diventa eccessivo, ma nella sua versione più positiva ci permette di tenere alti gli standard, e questo è un vantaggio competitivo importante se consideri di lavorare in proprio.

Come vedi, ogni cosa può trasformarsi in punto di forza o area di debolezza a seconda di come la si calibri in vista dell’obiettivo finale.

Conscious quitting per diventare freelance a 50 anni ed incarnare i propri valori

Per quanto io ti immagini simile a me e alle mie clienti sul tema del perfezionismo, so anche che è un aspetto su cui posso aiutarti ad andare oltre: se impari a non eccedere, eviterai di restare bloccata nella mancanza di azione. 

Perché so bene che – quando ci sono di mezzo i valori che contano –  sai trovare il modo di mettere da parte la tua paura di non essere all’altezza o di essere giudicata per fare spazio al pragmatismo e alla capacità di portare a casa il risultato, non è così!? 

Molte delle donne che ho seguito in questi anni vivevano un conflitto tra il loro ruolo professionale e i loro valori profondi: la consapevolezza che il lavoro a cui dedicavano molte ore ogni giorno non rappresentasse più il loro io autentico diventava per loro, a un certo punto, un peso insostenibile. 

“Perché continuo a investire tutte le mie energie in un posto che non rappresenta più la persona che sono e ciò che è davvero importante per me?” 

Le donne che arrivano a questo tipo di considerazioni non sono più disposte a sacrificare la loro felicità per il successo esteriore. Si parla di “conscious quitting” per indicare una tendenza ormai diffusa: sempre più persone stanno cercando, in modo consapevole, di lasciare il loro posto di lavoro per perseguire dei progetti che corrispondano ai loro valori.

E così, quando si considera un cambiamento importante come lasciare l’azienda per diventare consulenti autonome, molto spesso non si tratta di un tema di carriera, ma di lavorare ad un livello più profondo sulla propria autenticità, in una fase della vita in cui si è approdate a maggiori consapevolezze su quali siano le cose veramente importanti.

Da dirigente a freelance a 50 anni: la transizione verso una nuova vita

Raggiungere la maturità professionale è il momento perfetto per dare nuovo senso alla propria storia professionale, non trovi?

Non si tratta solo di cambiare lavoro, ma di ridisegnare la propria vita in modo che rispecchi i propri valori oltre che le proprie ambizioni professionali. Per chi ha passato anni da dirigente, l’esperienza acquisita è una risorsa preziosa che può essere messa al servizio di nuove sfide che facciano battere il cuore e rappresentare un vero salto evolutivo.

Così come per le manager (a cui ho dedicato un altro articolo del blog) anche per le dirigenti di successo, abbandonare il ruolo che hanno ricoperto per anni non è facile, ma è sicuramente liberatorio. 

La strategia che consiglio è sempre quella di approcciarsi al cambiamento per gradi, magari creando un side project personale, svincolato dalle dinamiche aziendali, che possa far ritrovare senso e motivazione.

Poiché il percorso di emancipazione dall’azienda verso l’autonomia totale non è privo di incertezze, è bene evitare di cadere nell’errore di farsi accompagnare in questa transizione da “motivatori” o “guide spirituali”.

Quello che ti occorre – se stai considerando di fare questo passaggio – è una mentore che ti aiuti a costruire un piano strategico considerando al contempo anche il tuo benessere emotivo e la capitalizzazione del tuo know-how professionale pregresso.

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Ha già aiutato decine di donne a realizzare le proprie ambizioni. Se vuoi scoprire come, clicca il pulsante per saperne di più!

Trovare la guida giusta per la transizione verso la consulenza freelance

Per esperienza, so che prima di rivolgersi a noi, molte donne in posizioni di alta responsabilità che si trovavano in un momento di empasse professionale si sono rivolte a coach aziendali, head hunter o consulenti di carriera, nel tentativo di fare chiarezza sulla loro situazione. 

Nella maggior parte dei casi l’approccio adottato da queste figure professionali (che si concentrano su aspetti specifici, come il cambio di azienda o l’ottimizzazione delle performance professionali) non si è rivelato utile a supportare la profonda trasformazione che queste donne stavano cercando. 

Il supporto ricevuto è stato spesso troppo focalizzato su risultati immediati, senza mai entrare nel merito di una prospettiva più ampia, che prendesse in considerazione la loro visione di vita e il loro senso di scopo.

Le soluzioni proposte, pur utili in alcuni contesti ben delimitati e con obiettivi molto specifici, non si sono rivelate efficaci nel rispondere ai bisogni più profondi di chi era in cerca di un cambiamento radicale, che non riguardasse solo il lavoro, ma anche la propria identità professionale e la propria missione di vita.

Se questi approcci non sono risolutivi e i guru spirituali sono da temere come la peste, anche fare da sola non è una buona soluzione. Non è affatto facile ri-progettare da sola la tua vita, mentre porti avanti il tuo incarico di responsabilità in azienda e ti trovi a gestire emozioni che non conosci, cercando di chiarire le tue vere ambizioni e di capire come costruire un percorso del tutto nuovo che sia tanto concreto quanto significativo. 

Non stai cercando semplicemente un altro impiego o una nuova azienda in cui fare lo stesso lavoro, ma desideri ritrovare un nuovo equilibrio tra i tuoi desideri, i tuoi valori e le tue competenze, attraverso un progetto di vita che ti renda davvero soddisfatta e che sia sostenibile per il tuo assetto personale e familiare. 

Hai perciò bisogno di un metodo che sia sistemico, attento ai tuoi bisogni emotivi ma allo stesso tempo pragmatico e strategico; dovrà inoltre fornirti strumenti concreti per mettere in pratica le tue idee e intuizioni. È ciò a cui ho lavorato insieme al mio team negli ultimi 6 anni, per cui, se desideri capire come possiamo aiutarti, non esitare a contattarci: saremo felici di supportare anche la tua di svolta!

È il momento di darti il permesso di desiderare di più, e di riuscire ad ottenerlo!

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