Ambiente di lavoro tossico: sopravvivere o fuggire? • Cristina Pedretti - Coaching, formazione, consulenza
ambiente di lavoro tossico

Ambiente di lavoro tossico: sopravvivere o fuggire?

Da tempo ormai provi angoscia ad andare al lavoro e ti sei resa conto che, pur cercando di non farti assorbire dalla negatività, il tuo ambiente di lavoro è talmente tossico da toglierti la voglia di vivere; però, per motivi economici o di responsabilità nei confronti della tua famiglia, non riesci a lasciarlo e la sensazione di essere un topo in gabbia ti fa perdere la testa…Hai rivisto in queste parole il  tuo film quotidiano?

Purtroppo o per fortuna non sei sola! 

“Purtroppo” perchè vorrei vedere meno persone private di senso ed energie a causa del lavoro, che per me dovrebbe essere fonte di motivazione e realizzazione; “per fortuna” perché c’è modo di uscire da questa situazione esasperante e riprendere in mano la tua vita per trasformare questa crisi in un’opportunità di svolta. 

È proprio ciò di cui voglio renderti consapevole con l’articolo di oggi, nel quale ti fornirò alcuni degli strumenti e delle riflessioni che utilizzo nei percorsi con le mie clienti: ti  aiuteranno a gestire le difficoltà emotive del momento e a fare una scelta di cambiamento consapevole. Questo è ciò che ha già aiutato tante donne sfiancate da un ambiente di lavoro tossico a ritrovare la voglia di vivere e le energie per iniziare a progettare un futuro all’altezza dei loro desideri.


SOMMARIO


Come e perché sopravvivere in un ambiente di lavoro tossico

“Non ne posso davvero più! Mollo tutto e me ne vado dall’altra parte del mondo!…”

Se sta capitando anche a te di voler sparire per un po’ perché quel lavoro che occupa l’80% delle tue energie, del tuo tempo e dei tuoi pensieri anziché gratificarti e farti da carburante ti sta togliendo il fiato e la gioia di vivere, sappi che non sei la sola!

Sempre più spesso infatti, durante le call conoscitive, incontro donne intraprendenti e professioniste affermate che vivono il momento di andare al lavoro con angoscia: a volte non si riconoscono nelle modalità di un nuovo manager, oppure vivono male la relazione con i colleghi, subendo ogni dinamica come un attacco personale alle proprie capacità; oppure entrano nel loop dello stakanovismo, erodendo ogni spazio per sé e la propria vita privata, finché questa disponibilità viene data per scontata e pretesa dai clienti o dai propri superiori.

E così passano dall’amare profondamente la loro professione a valutare di lasciare il lavoro da un giorno all’altro, mettendo in discussione capacità e competenze acquisite negli anni.

Indagando meglio le situazioni specifiche mi sono accorta che il comune denominatore che alimenta questi momenti di crisi professionale è la consapevolezza di vivere in un ambiente di lavoro estremamente tossico.

Se credi che un ambiente di lavoro si definisca tossico solo se avvengono ingiustizie, molestie e mobbing sappi che ti stai sbagliando perché anche altri fattori, all’apparenza meno gravi, influiscono notevolmente sulla tua salute mentale e fisica generando quella sensazione di sopraffazione che diverse mie clienti conoscevano fin troppo bene prima di svoltare grazie al mio aiuto. 

Tra questi fattori rientrano, ad esempio:

  • la tendenza alla negatività
  • la scarsa collaborazione e la mancanza di rispetto fra colleghi
  • l’assenza di riconoscimenti da parte dei responsabili
  • una cultura aziendale che premia gli atteggiamenti maschilisti e la competizione 
  • carichi di lavoro non commisurati al tempo necessario per evadere i task 
  • e potremo continuare…

Se le generazioni precedenti alla nostra hanno accettato questo tipo di soprusi e considerano queste dinamiche come condizione naturale di ogni ambiente di lavoro, questo non significa che si debba continuare a farlo… 

È arrivato il momento di dire di NO, ed iniziare a rifiutarsi di lavorare in queste condizioni

È arrivato il momento di smettere di accettare che avere l’ansia di andare al lavoro sia semplicemente “una cosa da mettere in conto” e non una condizione da rinnegare con tutte le nostre forze, per fare spazio al nostro diritto di lavorare in contesti in cui sentirci finalmente valorizzate invece che spremute! 

Non trovi?!

So bene che saper tener testa al maschilismo tossico ancora imperante in questo tipo di ambienti non è facile e che richiede molte energie.

Tuttavia, cominciare a sfidare le abitudini patriarcali che si insinuano nella vita di tutti i giorni, ti permetterà di cominciare a vederti davvero per la meraviglia che sei, di riconoscere le tue capacità e di imparare a valorizzarle, mettendo confini chiari tra le tue responsabilità e quelle altrui per riacquistare potere sulla tua vita, le tue emozioni e le tue scelte.

Solo così potrai smettere di sentirti ingabbiata in una vita che non è la tua e liberarti di un posto di lavoro ormai insopportabile, per spiccare finalmente il volo verso la tua realizzazione!

Quando Claudia si è iscritta a 3MesixSvoltare si sentiva sfinita dopo 25 anni di lavoro in un’azienda parastatale, un ambiente in cui erano presenti molti dei fattori di tossicità sopra elencati: le sue capacità ed attitudini non venivano valorizzate e ogni sua proposta di miglioramento diventava per i suoi manager il pretesto per affidarle un nuovo compito e “metterla a tacere” impegnandola sempre di più.  

A questo si aggiungeva il fallimento di un corso di formazione intrapreso con l’idea di crearsi le competenze adatte per mettersi in proprio, quasi concluso dopo 6 mesi di impegno senza aver trovato gli stimoli ed il supporto desiderati.

Si sentiva in un vicolo cieco: piena di dubbi su se stessa e su quel progetto di cambiamento che stava per naufragare.

Nel video ti racconto i 4 step con cui l’ho aiutata a sopravvivere al suo lavoro tossico, smettendo di subirne i risvolti più pesanti per preservare quella lucidità e le energie necessarie per crearsi, in parallelo, un’alternativa professionale entusiasmante.

Il lavoro svolto insieme le ha permesso di superare con successo l’esame di abilitazione per la sua futura professione come consulente indipendente, riprendendo fiducia nelle sue ambizioni e la grinta per portare avanti il suo nuovo progetto di vita e lavoro.

Quando incontro in CALL donne esasperate dal lavoro, che sentono tutto il peso di vivere ogni giorno in un ambiente tossico, sfogando poi a casa la propria infelicità, la rabbia inespressa, le frustrazioni, la prima cosa che consiglio loro di fare NON è licenziarsi immediatamente, ma di utilizzare quel contesto come una “palestra di allenamento” in cui affinare anzitutto la propria capacità di navigare le emozioni e l’assertività nell’esprimere bisogni ed ambizioni.

Non è infatti fuggendo che possiamo lasciarci alle spalle i problemi irrisolti o le sfide non affrontate con noi stesse.

Per  questo è fondamentale, mentre si progetta un nuovo piano d’azione alternativo per la propria carriera, imparare a vivere la situazione presente nel migliore dei modi, per quanto sia sfidante o fonte di malessere, piuttosto che entrare nella parte della “vittima impotente”.

Questo non significa affatto “farsi andar bene le cose”, ma anzi, lavorare su di sé per imparare a prendere spazio e a dare voce alle proprie necessità: un’abilità preziosa che può rivelarsi utile poi in ogni contesto di vita, non solo negli ambienti di lavoro tossici.

Questo significa lavorare sull’empowerment, e fare di ogni situazione un’opportunità di cambiamento, di crescita, di potenziamento.  

Questo significa trasformarti da VITTIMA PASSIVA, che subisce la situazione senza poter fare nulla a PERSONA ATTIVA, che ha il potere di influire sulla sua vita con le sue scelte, senza sentirsi in scacco di quelle altrui.

Forse, se non sei ancora arrivata all’esasperazione, in cuor tuo speri che il tempo possa risolvere le cose: che il capo narcisista venga sostituito da un leader illuminato o che la collega con cui fatichi a relazionarti improvvisamente diventi affabile e cortese. 

Insomma speri che siano circostanze esterne e del tutto casuali a mettere fine alla tua insoddisfazione,… Beh, non funziona così!

Ci sono donne che mi hanno contattata per avere informazioni sul percorso 2 anni fa e che poi hanno desistito, pensando che lavorare su di sé non fosse prioritario in quel momento e che con il tempo le cose si sarebbero sistemate. Molte di loro mi hanno poi ricontattata a distanza di mesi o anche 1 o 2 anni pregandomi di trovare un posto nel Percorso, dopo aver maturato la consapevolezza che se non sei tu ad affrontare quegli aspetti della tua vita e del tuo lavoro che non puoi accettare, nessuno li risolverà per te.

E con il tempo infatti, gli effetti di vivere in un ambiente di lavoro tossico non possono che amplificarsi anche in casa, nella relazione con il tuo compagno, a cui sembri sempre più intrattabile o con i tuoi figli, che hanno di fronte a sé una donna spenta e ripiegata su sé stessa, che ha la testa che viaggia altrove anche nelle poche occasioni in cui, a fine giornata, si trova fisicamente con loro.

Ecco perché non devi assolutamente costringerti a sopravvivere a lungo in un ambiente di lavoro tossico, ma solo il tempo necessario per progettare una strada parallela che sia per te finalmente sana, convincente, entusiasmante e che ti riporti in una dimensione in cui il lavoro sia fonte di energia e l’ambiente in cui lo svolgi un contesto rispettoso del tuo benessere e favorente per la tua crescita personale e professionale. 

Scegliere consapevolmente quando è il momento di lasciare un luogo di lavoro tossico

Sei/sette anni fa capitava anche a me di temporeggiare: ero stressata e insoddisfatta del mio lavoro e mi rifugiavo nei sogni in cui pensavo di fare le valigie e scappare il più lontano possibile!

Prima succedeva ogni tanto, poi sempre più spesso, fino a che la voglia di fuggire non ha iniziato a invadere la mia testa più volte in uno stesso giorno: mi alzavo la mattina con la nausea e zero voglia di fare colazione, trascinandomi davanti all’armadio in cerca di qualcosa da mettermi addosso che potesse risollevarmi il morale.

Ma non accadeva mai.

Perché mi guardavo allo specchio senza più riconoscermi. Quel lavoro che fino a qualche anno prima mi aveva accesa e spinta a investire le mie migliori capacità ed energie ora me le stava prosciugando.

Ti sarai accorta anche tu, se stai vivendo un momento simile, di sentire quella sensazione di impotenza che ti spinge a pensare “mollo tutto e me ne vado” quando la frenesia delle giornate sembra prendere il sopravvento su tutto: sul tempo per le persone che ami, sugli spazi personali, per non parlare delle tue ambizioni di libertà e realizzazione.

Pensi che sparire sia l’unica soluzione possibile per interrompere il meccanismo in cui ti senti incastrata.

Una sorta di magia: chiudere gli occhi e ritrovarti altrove.

Sparire per un po’ in attesa che “le cose si sistemino”, che “il tempo aggiusti tutto”.

Ma le cose non si sistemano da sole, solo tu puoi fare in modo che prendano una rotta diversa.

E il tempo non aggiusta proprio niente, caso mai ingrandisce le voragini, se non ti impegni a fare buon uso di quello che ti resta da vivere per sistemare quello che non ti fa stare bene.

Sette anni fa, nel mio più grande momento di sconforto rispetto al mio futuro, stavo male in attesa che qualcosa facesse cambiare traiettoria alla mia vita professionale.

Poi ho scelto di smetterla di sperare che una brioche con la crema al bar ogni mattina, un rossetto o un vestito nuovo potessero aiutarmi a riaccendere la mia luce e così, mi sono presa la responsabilità della mia vita ed ho costruito con costanza e tanto impegno un progetto professionale indipendente che fosse entusiasmante e sostenibile per me.

Ma non sempre siamo subito pronte a prendere in mano le redini della nostra vita, come ti dicevo io ci ho messo cinque anni prima di rendermene conto. 

Un po’ come è successo a Elisabetta che, un anno e mezzo fa, durante la nostra call orientativa al percorso 3MesixSvoltare, ha valutato che non fosse il momento per lei per affrontare la crisi esistenziale che stava vivendo.

Dopotutto la sua realizzazione non le sembrava prioritaria rispetto alle necessità della sua famiglia e – proprio come me – inizialmente aveva pensato che con il tempo le cose in azienda si sarebbero sistemate, che si sarebbe presentata un’opportunità adatta a lei e che nel frattempo iscriversi a un corso di teatro incastrato due volte a settimana le sarebbe stato sufficiente per restituirle la gioia di vivere.

Non ha funzionato!

Mi ha contattata due settimane fa chiedendomi disperata di trovarle un posto in agenda, finalmente pronta ad investire sul suo cambio di rotta.

Perché per quanto sia difficile invertire la rotta delle cose, è sempre in nostro potere farlo, nel momento in cui noi valutiamo che sia arrivato il nostro momento per agire.

E tu, ora, in quale punto ti trovi?

…”Molli tutto e scappi via” o resti e giochi finalmente la partita della tua vita da protagonista?

Vuoi saperne di più sul mio percorso 3MesixSvoltare©?

Cosa fare prima di lasciare un lavoro tossico

Cosa fare quindi prima di lasciare un ambiente di lavoro tossico se non vuoi passare “dalla padella alla brace” e desideri realizzarti sul serio, con un progetto professionale equilibrato e davvero adatto a te?

Molte delle donne che mi contattano e che incontro nelle call orientative del percorso 3MesixSvoltare arrivano convinte che il cambio di lavoro sia l’unica ipotesi risolutiva della loro situazione di insoddisfazione o apatia. 

Negli anni mi sono sempre più convinta però che questa non è detto sia realmente la soluzione adatta a tutte.

Ecco quindi i 4 step da mettere in atto quando senti che l’ambiente di lavoro tossico sta drenando tutte le tue energie, in modo da poter valutare consapevolmente il “da farsi”:

  1. smetti di arrovellarti continuamente nei tuoi pensieri sul lasciare o meno il lavoro per evitare di consumare le già esigue energie che ti sono rimaste: concentrati su come puoi cambiare i tuoi atteggiamenti con i colleghi, su quali NO puoi cominciare a dire, quali confini puoi iniziare a mettere tra te e le richieste che ricevi;
  2. dirotta le energie disponibili per capire che cosa vuoi davvero: quale sarebbe il tipo e il contesto di lavoro più adatto in questa nuova fase della vita che sta per aprirsi: se non sai chi sei e cosa vuoi il rischio è di ritrovarti in un altro contesto tossico, invece di migliorare!
  3. Analizza in maniera lucida le tue capacità, competenze e talenti ed i contesti in cui potrebbero essere più degnamente valorizzati. 
  4. Finalmente hai tutto il necessario per creare il tuo piano d’azione strategico che ti permetterà di realizzare, con uno sguardo a medio termine, un progetto di vita professionale e personale sostenibile per te e la tua famiglia.

Se anche tu stai pensando di cambiare lavoro prima di aver fatto le 4 cose che ti ho raccomandato qui sopra, potresti ritrovarti ben presto in una situazione in cui sarai nuovamente insoddisfatta, con l’aggravante di non capirne il motivo e di aumentare il biasimo delle persone che ti stanno accanto e che, se non ti capivano o appoggiavano prima, figuriamoci poi, dopo l’ennesimo fallimento!!! 

Maria, prima di lasciare il lavoro che la faceva stare male, ha dato tutta se stessa per fare in modo che nel suo tunnel di fatiche, rinunce e di riconoscimenti inesistenti per le ore sottratte alle bambine, si accendessero nuove opportunità. 

Anzitutto, grazie al mio aiuto,  ha messo in chiaro cosa fosse in suo potere fare e quali invece fossero le responsabilità di chi le stava attorno, al lavoro. 

A quel punto ha cambiato strategia: invece di continuare a FARE FARE FARE sempre di più per dimostrare di valere, si è ritirata, ed ha cominciato ad indirizzare le sue energie fuori da quell’ambiente tossico che gliele prosciugava fino all’ultima goccia, cominciando a mappare le aziende “del cuore” in cui avrebbe desiderato lavorare. 

Ha deciso consapevolmente di attraversare la sua crisi professionale, per capire meglio se stessa, i suoi bisogni e scegliere quali caratteristiche avrebbe dovuto avere il nuovo ambiente di lavoro, affinché fosse finalmente rispettoso dei propri valori personali e dei suoi equilibri familiari. 

Ti faccio notare che ad un mindset propositivo Maria ha aggiunto l’azione, perché nulla nella nostra vita arriva soltanto “se ci pensiamo forte!”

E così ha finalmente svoltato: se ne è andata da un ambiente  di lavoro tossico che, come un buco nero, le risucchiava energie senza darle nulla in cambio, ha cercato e trovato una nuova azienda recuperando l’equilibrio che sembrava perduto e ricominciato a credere in se stessa come donna per poi poterne ispirare molte altre, a partire dalle sue figlie.

Francesca invece, quando si è iscritta a 3MesixSvoltare cercava da me un supporto per migliorare il suo modo di comunicare, soprattutto in azienda e migliorare di conseguenza le relazioni di lavoro. Riteneva che questa fosse la causa di una empasse professionale in cui si sentiva da un po’. 

Si presentava con le idee chiare sui suoi obiettivi ma ha capito ben presto che era necessario allargare lo sguardo cercando quali fossero i blocchi alla base di queste difficoltà di comunicazione.

Abbiamo così iniziato a lavorare sui suoi valori, sulla valorizzazione dei suoi punti di forza: più consapevole di sè e del proprio valore, presto è riuscita ad ottenere una nuova opportunità allineata alle sue ambizioni, ritrovando anche tempo per sua figlia e la cura di sé. 

Superando l’idea iniziale di “essere sbagliata” si è accorta che era quel contesto a non essere più allineato ai suoi bisogni e valori.

Se ti stai chiedendo come sono riuscita ad aiutare Francesca, ecco qui:

1- Le ho insegnato ad alleggerire il carico emotivo della sua situazione aiutandola a comprendere che, nel suo caso, avrebbe dovuto cominciare a “ritirarsi”, smettendo di assumersi impegni extra, spinta dal bisogno di dimostrare di valere.

Ha così compreso che non fare in alcuni casi è tanto importante quanto fare. 

Ha quindi cominciato ad occuparsi soltanto dei task sotto la sua diretta responsabilità, smettendo di farsi carico di questioni dovute ai colleghi, al contesto, alle dinamiche organizzative. 

Questo le ha permesso di ottimizzare le energie per dedicarsi alla ricerca attiva di alternative di lavoro più allineate con le sue esigenze. 

2- Le ho insegnato ad auto-valutarsi in modo obiettivo.

È quindi passata dal pensare “sono io che non funziono” al riuscire finalmente a riconoscere i propri punti di forza e bisogni da valorizzare durante i colloqui per identificare e quindi cogliere l’opportunità professionale più adatta a lei e al suo equilibrio vita/lavoro.

Nella video intervista che segue puoi sentire direttamente dalle parole di Francesca la sua esperienza con me 

Questo è potere personale, questo è prendersi il diritto di desiderare di meglio per noi stesse e le persone che amiamo, senza accomodarci in contesti tossici e devastanti per la nostra autostima e serenità, ricattate dal bisogno di sicurezza.

Sarai tu la prossima a riuscirci?

Ti aspetto!

Se anche tu continui ad ingannarti e da sola non fai altro che affondare ancora di più nella tua frustrazione, sarò felice di offrirti il mio supporto professionale per uscire da questo stallo!

Fissa la tua call informativa gratuita: faremo insieme una diagnosi della tua situazione attuale e per capire se il mio percorso può essere risolutivo per te, come per molte altre donne che si sentivano inadeguate e che sono poi riuscite, con il mio aiuto, a valorizzarsi in modo efficace, raggiungendo i propri obiettivi professionali.

error: Content is protected !!
Torna in alto